Storie Web mercoledì, Febbraio 11
Super caccia  in bilico: il ruolo decisivo di Dassault e le tensioni franco-tedesche sul futuro del Fcas da 100 miliardi

Sembra in salita la strada per il super caccia franco-tedesco da 100 miliardi. E a rendere incerto il cammino del programma Fcas (Future Combat Air System) e le ambizioni del presidente Emmanuel Macron è proprio una variabile “interna”: la Dassault Aviation (che ieri alla Borsa di Parigi ha perso l’1,35%).

Annunciato in pompa magna nel 2017 dall’inquilino dell’Eliseo e dall’allora cancelliera Angela Merkel, e sposato due anni dopo anche dalla Spagna, il progetto punta a sostituire tutti gli attuali aerei da combattimento – i jet francesi Rafale e gli Eurofighter di Germania e Spagna – con caccia di sesta generazione; non semplici aerei, dunque, ma un intero sistema di velivoli, sia mezzi con equipaggio che droni senza pilota, per il combattimento e la ricognizione.

Il progetto paritetico

I tre partner sono in quote paritetiche al 33% ciascuno e, secondo gli accordi, Dassault sarebbe stato alla guida del jet e la divisione difesa di Airbus, con sede in Germania, alla guida del resto. Ma nonostante i grandi annunci, il programma non ha mai “spiccato il volo”, scontando una serie di stop and go legate alle controversie nella pianificazione e nella progettualità sorte tra il costruttore francese e il gruppo Airbus, che rappresenta gli interessi tedeschi e spagnoli.

La Dassault Aviation, controllata dalla famiglia Dassault, ha sempre avuto una “vena indipendente”, supportata da un’influenza fortissima nel panorama industriale della difesa francese, dal momento che è il principale fornitore della flotta di aerei da combattimento di produzione nazionale sin dagli anni ’50. Negli anni ’80 – ricorda il Financial Times in una lunga analisi sul dossier – l’appaltatore aveva abbandonato un primo progetto di difesa transnazionale, l’Eurofighter Typhoon (poi costruito da Regno Unito, Italia, Germania e Spagna) perché voleva una posizione di leadership nella progettazione e la maggior parte della produzione.

E oggi la storia si ripete: l’azienda è determinata a mantenere il controllo sulla parte relativa ai caccia del Future Combat Air System, nonostante la ferma opposizione di Airbus, costringendo Macron a ripetuti colloqui con il cancelliere Friedrich Merz per cercare di salvare il progetto dal fallimento. Una situazione, questa, che ha riportato l’attenzione sul complicato rapporto tra l’appaltatore e il governo francese. Da un lato, infatti, la République è il principale cliente di Dassault: gli acquisti dell’esercito costituiscono la maggior parte delle sue entrate, tutte le esportazioni vanno autorizzate, i presidenti sono i principali promotori all’estero (basti pensare al contratto da 100 velivoli Rafale che Macron sta cercando di concludere con l’India); dall’altra parte, però, l’azienda fondata da Marcel Bloch (poi Dassault) vanta una produzione interamente nazionale, che è poi il fattore che gli garantisce una reale possibilità di indipendenza da qualsiasi partner e una salda influenza sullo Stato francese.

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