Storie Web lunedì, Gennaio 19
Stupro, l’alt della maggioranza sul Ddl consenso spiazza le opposizioni. I sospetti sulla premier

Doveva essere una bella pagina bipartisan scritta per le donne contro la violenza maschile, si è trasformata in una clamorosa retromarcia del centrodestra, all’indomani del voto per le regionali, rispetto al patto politico siglato il 12 novembre tra le leader dei due principali partiti, Giorgia Meloni per Fdi ed Elly Schlein per il Pd, sul disegno di legge che inserisce nel Codice penale l’assenza di consenso «libero e attuale» a fondamento del reato di stupro.

È un 25 novembre dimezzato quello andato in scena oggi in Parlamento. Il Ddl, che avrebbe dovuto approdare in Aula al Senato per un via libera lampo dopo il sì della Camera all’unanimità, sarà invece modificato, probabilmente cancellando l’aggettivo «attuale», e dovrà tornare a Montecitorio per una terza lettura. Alla Camera la legge che introduce il nuovo delitto autonomo di femminicidio e la formazione obbligatoria dei magistrati è stata invece varata definitivamente all’unanimità con 237 sì, però in mezzo alle fibrillazioni e alle vibranti proteste del centrosinistra per quanto accaduto a Palazzo Madama.

I sospetti su un dietrofront della premier

Tutto nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, cominciata con le parole-monito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Parità significa, prima di tutto, educazione al linguaggio del rispetto». Da Fdi il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha precisato che il rinvio del Ddl sul consenso «non è una iniziativa del Governo, ma dei gruppi, in particolare della Lega, che hanno chiesto un approfondimento». Ma dietro la ritirata sono in molti a indicare un intervento diretto di Meloni. In mattinata la premier ha ribadito che «la violenza sulle donne è un atto contro la libertà, di tutti» e promesso impegno ulteriore «per proteggere, per prevenire, per sostenere» le vittime. Nel pomeriggio, in una intervista a La Presse, ha segnalato solo la legge sul femminicidio, sostenendo che il dialogo con le opposizioni su questo tema «non è mai mancato» e precisando: «Penso che questa non sia una materia sulla quale costruire propaganda».

Schlein sente Meloni: «Chiesto di rispettare accordi»

La segretaria del Pd ha prima votato la legge sul femminicidio e poi spiegato: «Io sono venuta a fare il mio dovere a votare questo reato sul femminicidio perché sono una persona che rispetta gli accordi, quello che una forza responsabile deve fare». Schlein ha aggiunto di aver sentito la premier «proprio per chiederle di rispettare gli accordi», senza però rivelare la risposta di Meloni: «Dovete chiederlo a lei». «Sarebbe grave – ha però punto – se sulla pelle delle donne si facessero rese dei conti post elettorali all’interno della maggioranza».

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