Storie Web giovedì, Marzo 12

NEW YORK – L’inchiesta delle autorità militari americane sul massacro della scuola elementare di Minab in Iran ha raggiunto una conclusione preliminare. E agghiacciante: il missile che il 28 febbraio, all’inizio del conflitto, ha sepolto sotto le macerie forse 175 vittime, in gran parte bambine, è un tomahawk lanciato dagli Stati Uniti. Su un obiettivo sbagliato, vuoi per errore umano o a causa del ricorso a strumenti di intelligenza artificiale destinati a rafforzare e accelerare Operation Epic Fury.

Certo è che Minab, se la ricostruzione sarà confermata dalle indagini ancora aperte, è il più grave, singolo “errore” a provocare un massacro di civili ascritto al Pentagono in decenni. Che, con la forza della tragedia, getta pesanti ombre sui già discussi preparativi e strategie belliche, aprendo a Washington una crisi anche politica: la conclusione smentisce Donald Trump. Il presidente aveva finora sostenuto che fossero stati gli iraniani stessi a compiere l’attacco. Il segretario alla Difesa Pete Hasgeth gli aveva fatto eco assicurando che gli Stati Uniti sono il Paese che prende le maggiori precauzioni. Ieri i senatori dell’opposizione democratica hanno accusato Hegseth di ignorare i rischi per i civili e chiesto formalmente che renda noto subito quanto accaduto a Minab. Il timore è che alla fine possano prevalere censure per evitare imbarazzi e attenzione ad un Pentagono scosso da purghe e guidato da un ministro che, per vincere, vanta la violazione di «stupide regole di ingaggio».

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Il rapporto preliminare, stando a indiscrezioni del New York Times, rivela che la scuola sarebbe stata distrutta perché il Central Command, il comando militare impegnato in Medio Oriente, si è basato su obsolete informazioni di intelligence, fornite dalla Defense Intelligence Agency (Dia), i servizi segreti del Pentagono. E che, inspiegabilmente, non sono state controllate, procedura che tradizionalmente avviene a più livelli e può far leva su centinaia di analisti ed esperti militari.

Su chi ha mancato di verificare l’obiettivo, e il perché, il rapporto al momento non fa luce. La Dia ha passato al CentCom la scuola etichettata con il target coding, il codice, di obiettivo militare. Sotto esame è anche una separata agenzia, la National Geospatial-Intelligence Agency, che analizza immagini satellitari di potenziali bersagli e viene utilizzata proprio per aggiornare dati considerati vecchi o dubbi. Debacle non sono nuove ma sono relativamente rare: nel 1999, durante il conflitto in Kosovo, la Cia ricorrendo a mappe inattendibili fece bombardare mietendo tre vittime l’ambasciata cinese, scambiata per una caserma.

Questa volta sotto i riflettori è tuttavia anche un’ipotesi ben più hi-tech nel dramma: potrebbe aver influito la definizione di obiettivi attraverso l’intelligenza artificiale. Il Pentagono ha riconosciuto di fare ricorso a Ai nel conflitto e una controversa moltiplicazione di obiettivi da eliminare in questo modo era stata sperimentata da Israele a Gaza. Di più: il sistema di Ai di Anthropic, Claude, è integrato nel Maven Smart System della Geospatial Agency che segnala realtà di interesse per l’intelligence. Anthropic ha di recente rotto con il Pentagono denunciando inadeguate salvaguardie sull’uso di Ai per sorveglianza di massa e arsenali autonomi.

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