BRUXELLES – In un contesto internazionale sempre più incerto, la Commissione europea ha presentato ieri una strategia che dovrebbe contribuire all’indipendenza energetica dell’Unione europea. In particolare, Bruxelles vuole promuovere l’innovazione nei piccoli reattori modulari. Nel frattempo, l’esecutivo comunitario sta valutando opzioni per rispondere alle pressioni sui prezzi provocate dalla guerra contro l’Iran. Lo sguardo corre a nuove forme di flessibilità negli aiuti di Stato.
La decisione di essere «completamente dipendenti da importazioni costose e volatili» di combustibili fossili ha posto l’Europa in una posizione di svantaggio rispetto ad altre regioni, ha affermato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Parigi. «Questa riduzione della quota di energia nucleare è stata una scelta, ma credo sia stato un errore strategico da parte dell’Europa voltare le spalle a una fonte affidabile e conveniente di energia a basse emissioni».
La presa di posizione è significativa. A mostrare la strada nell’abbandono del nucleare fu la Germania. Sulla scia dell’incidente di Fukushima, il governo Merkel decise di chiudere poco a poco le centrali nucleari nel paese. Ai tempi la signora von der Leyen era ministra degli Affari Sociali. In una intervista a Der Tagespiegel nel maggio del 2011 aveva appoggiato la decisione dell’esecutivo, parlando di «cesura» e notando che l’incidente giapponese avrebbe avuto «conseguenze per molte generazioni».
In una comunicazione pubblicata ieri e tutta dedicata all’indipendenza energetica, la Commissione punta a promuovere il nucleare (oggi usato da 12 paesi membri) e creare nuovi standard in un campo che però rimane competenza nazionale. Bruxelles mette a disposizione 200 milioni di euro per sostenere l’innovazione di piccoli reattori modulari da qui al 2028. Inoltre, intende esortare le banche a maggiori investimenti, sostenendo la cartolarizzazione di esistenti prestiti nel settore energetico.
Nel più breve periodo, l’Unione europea è chiamata a valutare misure per calmierare i prezzi energetici, aumentati per via della guerra in Iran. L’idea di sospendere l’applicazione del Patto di Stabilità, come nel 2022 al momento dell’invasione russa dell’Ucraina, non piace, come si evinceva ieri dalle parole del commissario all’Economia Valdis Dombrovskis. Bruxelles pende invece verso l’adozione di nuova flessibilità negli aiuti di Stato, come nel 2020 in risposta alla pandemia. «Pensiamo a misure temporanee e mirate», ha precisato sempre ieri il commissario all’Energia Dan Jørgensen.
