Storie Web lunedì, Febbraio 2
Sicurezza, appello di Meloni alle opposizione per “una risoluzione unitaria”. Restano nodi sul Ddl

Torino diventa il ‘detonatore’ politico di  un pacchetto sicurezza che il governo vuole ora portare rapidamente al traguardo. Gli scontri di piazza e l’aggressione alle forze  dell’ordine durante il corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna fanno da sfondo al vertice convocato a Palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per fare il punto sui recenti episodi di violenza e sulle misure che l’esecutivo vorrebbe portare all’esame del Consiglio dei ministri già mercoledì 4 febbraio.

L’orientamento del governo è quello di inserire in un decreto legge le misure considerate più ‘urgenti’ sul tema della sicurezza, dal fermo preventivo di “persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento” di una manifestazione al potenziamento del divieto di accesso ai centri urbani; dal rafforzamento delle forze di polizia alla non iscrizione nel registro degli indagati degli agenti che agiscono per legittima difesa. Ma le norme dovranno passare il vaglio del Colle, da qui il lavoro certosino in corso nell’esecutivo. La richiesta che sarebbe arrivata anche dalla premier Giorgia Meloni è quella di dare subito un segnale per fermare le violenze nelle manifestazioni ma con misure a prova di ‘costituzionalità’. Nel provvedimento d’urgenza dovrebbero rientrare le misure ‘anti-coltelli’ e quelle per la prevenzione della violenza giovanile, ma nell’esecutivo c’è chi spinge affinché ci sia una approvazione rapida anche per le altre, come il fermo preventivo e le tutele per le forze dell’ordine.

Al termine del vertice, durato poco più di un’ora, il governo fa sapere che “in questa delicata fase, anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria dem Elly Schlein”, che ieri aveva sentito l’inquilina di palazzo Chigi perché “preoccupata dalle strumentalizzazioni” sui fatti di Torino, è necessario evitare divisioni. Meloni si appella quindi alle opposizioni chiedendo “una stretta collaborazione istituzionale”. Non solo, dall’esecutivo viene dato mandato ai capigruppo di maggioranza di proporre a quelli di minoranza “la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle relazioni” in Parlamento di Piantedosi. Risoluzione che per essere presentata avrebbe però bisogno di comunicazioni in aula del titolare del Viminale, il quale invece è previsto domani alla Camera (al momento è confermato) e a seguire al Senato – dove però si attende ancora la convocazione ufficiale per informative proprio sugli scontri di Torino, che però non prevedono votazioni. L’ipotesi che sta circolando è che domani, nella capigruppo convocata per le 15 a palazzo Madama, si tenti di ‘trasformare’ l’informativa in comunicazioni.

In attesa di capire come sarà sciolta la questione, il leader del M5s Giuseppe Conte ha già fatto sapere di essere sì pronto a rispondere all’appello di Meloni ma solo se “adesso, dopo che per mesi ha letteralmente snobbato le nostre proposte, è davvero intenzionata ad ascoltarle”.  “Se sì – spiega -, noi ci stiamo e siamo pronti a condividere subito una risoluzione che impegni il governo a dare le risposte che fin qui non ci sono state”. In primis, ricorda, “maggiori investimenti per sopperire alle carenze di organico nelle forze dell’ordine e più fondi per rendere sicure le città. E poi una norma che renda perseguibili d’ufficio, quindi senza che sia necessaria una querela da parte della vittima, reati odiosi che creano allarme sociale”. Un modo questo, viene spiegato in ambienti del Movimento, per rilanciare la palla nel campo della premier e per smascherare il bluff. Nessuno sgambetto dentro all’opposizione, viene quindi rimarcato, ma solo la volontà di agire d’anticipo mettendo il governo di fronte alle proprie responsabilità. 

Il Pd invece sembra chiudere all’ipotesi di una risoluzione comune e rinvia tutto al confronto parlamentare nel merito dei provvedimenti sulla sicurezza: “Domani abbiamo in calendario alle Camere un’informativa sulla sicurezza del Ministro Piantedosi, non si vota. In quella sede ribadiremo la netta condanna verso l’aggressione degli agenti a Torino e la solidarietà alle forze dell’ordine, come tutti abbiamo già fatto immediatamente. Il Partito Democratico ha già chiesto attraverso la sua segretaria Elly Schlein di non fare strumentalizzazione politica su questo tema. Ma se il Governo intende approvare già mercoledì nuove misure già annunciate e propagandate in queste settimane, su di esse ci confronteremo nella sede opportuna che è il Parlamento, attraverso l’esame di un provvedimento di legge”, spiegano i presidenti dei gruppi parlamentari dem Francesco Boccia e Chiara Braga.

Le norme e i nodi

Tutela processuale per gli agenti, stretta sui coltelli e fermo preventivo per i manifestanti sospetti. Sono le tre norme del pacchetto sicurezza, inizialmente previste nel disegno di legge, che dovrebbero confluire nel decreto legge. Gli approfondimenti giuridici proseguiranno da qui a mercoledì, quando in Consiglio dei ministri saranno varati entrambi i provvedimenti, e proseguirà probabilmente anche il braccio di ferro tra gli alleati. Il cosiddetto “fermo di prevenzione” che prevede “la possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia di trattenere per non oltre 12 ore per gli accertamenti di polizia persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”, infatti, suscita perplessità in Forza Italia.

“Molte volte in Italia ci si dimentica di norme che sono in vigore, come l’obbligo di firma” per cui ad esempio “un tifoso che non può andare allo stadio viene chiamato a firmare all’ora della partita per avere la garanzia che all’ora della partita stia al commissariato e non allo stadio”, fa notare il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri, presente al vertice di governo a Palazzo Chigi mentre il vicepremier e segretario Antonio Tajani, impegnato nelle regioni del sud colpite dal maltempo, è collegato da remoto. Ed è sempre una norma pensata contro la violenza negli stadi l’alternativa proposta da Tajani: “Bisogna impedire a chi è già pregiudicato di reati violenti commessi durante le manifestazioni di partecipare, come avviene con il daspo per il calcio”. Sul punto, tuttavia, non tutti nel partito azzurro la pensano alla stessa maniera. La misura pensata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che Matteo Salvini ha rilanciato ieri, piace ad esempio al governatore del Piemonte Alberto Cirio (Fi). Commentando i fatti di Torino, dove al corteo pro-Askatasuna un agente è stato percosso e preso a calci da un gruppo di incappucciati, il governatore del Piemonte ha detto che “se il decreto sicurezza fosse già stato approvato tutto questo non sarebbe accaduto” perché “in quel decreto c’è lo strumento per poter prevenire queste cose: c’è scritto che se tu fermi una persona che ha dei precedenti specifici per quei reati, per 12 ore non lo lasci muovere, così per 12 ore non parteciperà a picchiare i poliziotti”.

Gli approfondimenti giuridici del caso sono stati avviati già oggi pomeriggio in una riunione con i tecnici dei ministeri coinvolti che ha fatto seguito a quella politica di questa mattina con la premier Giorgia Meloni, i vicepremier, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, i sottosegretari Fazzolari e Mantovano. Dopo inizierà il confronto con il Quirinale: non sono nuovi i dubbi del Colle, infatti, proprio sulle misure che insistono sul diritto a manifestare. C’è l’accordo sull’accelerazione verso la tutela processuale per gli agenti ma per ridurre al minimo futuri rilievi, la norma prevede che non riguardi solo gli agenti ma tutti i cittadini: il pubblico ministero quindi non provvede all’iscrizione della persona nel registro degli indagati quando il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, ad esempio legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità.

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