I grandi fiumi in sofferenza, dal Danubio al Reno fino alla Loira e al Po; la corsa delle città all’istituzione o alla creazione di rifugi climatici; le strade vuote dei centri urbani nelle ore diurne; temperature che al suolo raggiungono i 75° nelle periferie delle metropoli: sono le immagini di un’estate, caratterizzata in tutta Europa dalla diffusa percezione di un’accelerazione del global warming che costringe a ripensare non solo le città ma lo stile di vita nel quadro di un rapporto con le risorse idriche ancora poco metabolizzato anche lungo la Penisola.
Questa la fotografia di Anbi-Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del Territorio e della Acque irrigue sulle conseguenze di questa estate torrida.
“Di fronte ad un cambiamento epocale, particolarmente evidente in Europa, servono politiche comunitarie condivise nel rispetto delle specificità territoriali. A Bruxelles è indispensabile ritrovare la responsabile coesione, che ci ha permesso di superare l’emergenza Covid”, avverte Francesco Vincenzi, presidente di Anbi e vicepresidente di ’Irrigants d’Europe’.