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Notiziario

L’ultimo decreto del governo sul Superbonus è arrivato all’esame della Camera. E i deputati sono tornati all’assalto, per chiedere una proroga del maxi-incentivo, anche nel 2024. Il ministro Giorgetti è assolutamente contrario, ma la richiesta arriva anche da parlamentari di forze di governo. Compresi quelli del partito di Giorgia Meloni, che vogliono addirittura un’estensione fino al 30 giugno du quest’anno.

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I parlamentari chiedono di giocare i tempi supplementari, della lunga partita sul Superbonus. Il ministro dell’Economia Giorgetti pensava (o almeno sperava) di aver chiuso i giochi, con il decreto sul tema, varato a fine 2023. Ma ora che il testo è arrivato alla Camera per l’esame dei deputati, sono tornate a farsi sentire le voci, di quanti chiedono una proroga dell’incentivo al 110 percento per una parte del 2024, almeno per i condomini a uno stadio avanzato dei lavori. Una richiesta che arriva non solo dalle opposizioni, ma anche da esponenti di due dei tre partiti di maggioranza: Forza Italia (che da mesi spinge per un allungamento dei tempi) e Fratelli d’Italia, la formazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Nell’ultimo decreto del governo sul tema Superbonus ci sono poche piccole concessioni, per chi non ha terminato i lavori entro la fine dell’anno scorso. Norme ritenute insufficienti, tra gli altri, dall’Ance – la principale associazione dei costruttori – e dalle associazioni dei cosiddetti esodati del 110 percento. D’altra parte, il ministro Giorgetti ha fatto muro contro qualsiasi ipotesi di proroga del maxi-incentivo, considerata insostenibile per le finanze pubbliche. La fermezza del titolare dell’Economia però non sembra essere bastata a bloccare l’assalto alla diligenza per allargare le maglie dell’intervento, nel corso del passaggio parlamentare del testo.

Ricordiamo che dal primo gennaio di quest’anno, per i condomini che non hanno finito i lavori, il credito d’imposta passa dal 110 (o 90, nel caso di cantieri varati nel 2023) al 70 percento. Tra le proposte di modifica al decreto presentate in Commissione Finanze alla Camera, ce ne sono almeno quattro a firma di deputati delle forze di maggioranza, che puntano ad allungare i tempi, entro i quali si può continuare a usufruire della detrazione negli stessi termini dell’anno scorso, senza decurtazioni.

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Le richieste di proroga di FdI e Fi

Il primo emendamento sul tema è a firma dei deputati di Forza Italia Erica Mazzetti e Vito De Palma. Come già chiesto in passato dal partito di Tajani, la proposta è quella di prorogare il Superbonus nella versione dello scorso anno, fino al 29 febbraio 2024, per i condomini o le unità all’interno di complessi condominiali che al 31 dicembre 203 abbiano effettuato almeno il 60 percento delle opere complessive.

I parlamentari di Fratelli d’Italia Saverio Congedo e Mariangela Matera si spingono ancora oltre. Il primo emendamento a loro firma concentra l’attenzione sui soggetti che hanno approvato il cantiere entro il 2022 e che dunque hanno usufruito del Superbonus al 110 percento, nel corso del 2023. In questi casi, si chiede che la maxidetrazione venga estesa “alle spese sostenute fino al sessantesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto“, nel caso in cui, alla fine dell’anno scorso, sia stato raggiunto almeno il 70 percento dei lavori. Due mesi in più dunque, ma da calcolare non dal primo gennaio, bensì dal momento in cui il decreto in esame alla Camera riceverà il definitivo via libera parlamentare, dopo essere passato pure dal Senato.

Una seconda proposta sempre a firma dei due esponenti meloniani è di manica ancor più larga. In questo caso la proroga è richiesta sia per quanti nel 2023 hanno sfruttato il bonus al 110, sia per quelli che hanno usufruito della versione ridotta, al 90 percento. Per entrambe le categorie si chiede che la detrazione rimanga la stessa anche per i lavori effettuati, fino al 30 giugno 2024. A patto che siano soddisfatte tre condizioni: a) termine temporale della proroga di sei mesi, quindi a tutto il 30 giugno 2024; b) SAL al 31 dicembre 2023 pari almeno al 70 per dell’intero intervento deliberato; c) dimostrazione da parte dell’amministratore di condominio, se presente, del rispetto delle prescrizioni normative dettate dall’articolo 71-bis delle disposizioni di attuazione del codice civile.

L’ultimo emendamento presentato dal duo di Fratelli d’Italia tocca invece un’altra ipotesi al centro del dibattito, quella di uno step di Stato di Avanzamento Lavori (Sal) straordinario, oltre ai due previsti dalla legge, con una certificazione, per ciascuno, di almeno il 30 percento dei lavori. I deputati di Fdi chiedono di prevedere un Sal ulteriore, da effettuare entro il 29 febbraio 2024. Secondo l’emendamento, sulle opere certificate entro quella data dovrebbe essere ancora possibile chiedere lo sconto in fattura o la cessione del credito, a prescindere dalla percentuale di realizzazione.

Tutte queste richieste sono probabilmente destinate a rimanere lettera morta, di fronte alla ferma contrarietà di Giorgetti. Tuttavia, questo sussulto dei parlamentari delle forze di governo lascia intravedere come la gestione della chiusura della telenovela sul Superbonus abbia lasciato più di un malcontento, anche all’interno della maggioranza. E persino dentro il partito della premier Meloni, solitamente sempre allineato senza esitazioni, dietro alle posizioni della leader.

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