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Notiziario

Da febbraio la catena di sushi nippo-brasiliano è entrata nel fondo tedesco Mutares e prova a rilanciarsi dopo le perdite degli ultimi anni. Si punta su nuovo menù, nuova comunicazione e nuova customer experience.

Circa dieci anni fa Milano sembrava divisa in due: chi andava a mangiare da Temakinho e chi non l’aveva mai provato. Del resto la novità era troppo dirompente. Un ristorante che propone sushi “tropicale” di qualità, cocktail esotici e in un ambiente arredato per assomigliare a una giungla. Fondato nel 2012 da Francesco Marconi, Linda Maroli e Santo Bellistri, a cui si è aggiunto dopo poco tempo Fabrizio Pisciotta, in pochi anni Temakiho è diventato una vera e propria tendenza in una città come Milano, in cui il settore della ristorazione è estremamente agguerrito. Per questo motivo, forse, non tanto la notizia della sua vendita, quanto quella dei conti “in rosso”, ha causato stupore. Oltretutto a poco tempo di distanza dalla chiusura di Panini Durini. Temakinho non ha abbassato le serrande, probabilmente non ci è nemmeno mai andato vicino, ma ha fatto sorgere dubbi sulla sostenibilità della ristorazione milanese, soprattutto delle catene di locali/ristoranti.

Temakinho entra nel gruppo di Old Wild West

Ma facciamo un passo indietro. Nel momento probabilmente apicale della sua storia, il 2018, i soci fondatori vendono Temakinho a Cigierre, gruppo della ristorazione friulano che possiede alcuni marchi già di successo come Old Wild West, America Graffiti e Wiener Haus. Cigierre è stata fondata nel 1995 e a sua volta è stata rilevata, per l’85 per cento, da BC Partners, tra le società di investimento più importanti al mondo.

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Nel 2023 il fatturato ha sfiorato quota 550 milioni di euro, con un Ebitda (margine operativo lordo) di 62 milioni: il gruppo conta 370 locali nel mondo e quest’anno ha in programma altre 20 aperture. Nei programmi dei soci fondatori e di Cigierre, l’operazione avrebbe dovuto garantire un’ulteriore espansione di Temakinho, con l’apertura di nuovi locali e un consolidamento del marchio. Così è stato per un paio d’anni, fino a che la pandemia non ha messo in ginocchio il settore della ristorazione. Quando anche questo comparto è potuto ripartire in maniera definitiva, sono sorte le prime difficoltà per Temakinho. Stando a quanto raccolto da Fanpage.it, i problemi riguardavano una differente visione dei piani commerciali da mettere in atto per rilanciare il brand.

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Le perdite arrivano a 12 milioni di euro

Da una parte i soci fondatori, che erano convinti ci fosse bisogno di qualcosa di fresco, innovativo, per non far perdere a Temakinho il posizionamento e il successo che si era conquistato negli anni precedenti alla pandemia. Dall’altro Cigierre, che avrebbe voluto applicare al marchio di sushi nippo-brasiliano delle strategie più aderenti a quelle degli altri brand in portafoglio. Nel 2022, a fronte di un giro d’affari di circa 22 milioni di euro, le perdite nette di Temakinho sono state pari a 12 milioni di euro. Anche nel 2021 il bilancio si era chiuso in perdita, e questi due risultati negativi hanno reso più complicato il rilancio del marchio.

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Tuttavia le perdite non sono state tanto dovute a un crollo del fatturato – che rispetto al pre-Covid è sì diminuito, ma non in maniera vertiginosa -, bensì alla svalutazione dei quattro locali chiusi in quel periodo: Brescia e Verona, aperti poco dopo la prima ondata di Covid, che non hanno mai ingranato perché costretti ai continui “stop and go” dovuti alle misure del governo per contrastare la pandemia; e i due di Londra, situati vicino alla City, svuotata dal ricorso massiccio allo smart working.

Negli anni Cigierre ha contribuito all’attività del brand di sushi con nuove aperture in Italia e in Francia, oltre allo sviluppo del canale travel, ma non solo. Il gruppo friulano, infatti, ha aiutato Temakinho a diventare una realtà “strutturata”: un dettaglio non irrilevante, perché la solidità gestionale è stata una delle chiavi che ha permesso all’azienda milanese di evitare conseguenze peggiori e di poter condurre una transizione poco burrascosa.

Il ristorante entra in un fondo tedesco

Il cambiamento si è concretizzato a febbraio 2024, quando la maggioranza di Temakinho (il 92 per cento) è passata da Cigierre a Mutares: il restante 8% del capitale sociale è nelle mani di Fabrizio Pisciotta, che è stato nominato amministratore delegato. Mutares è un fondo tedesco, specializzato in ristrutturazioni aziendali e rilancio di società e con Temakinho – che ora ha in attività 10 ristoranti a gestione diretta in Italia tra Milano, Roma, Firenze e Bologna, tre ristoranti in franchising negli aeroporti italiani (due a Fiumicino e uno a Milano Linate) e un altro in franchising a Lione, in Francia – ha già gettato le basi per il rilancio.

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Mutares ha sottoscritto infatti un aumento di capitale, oltre a fare un piano industriale. In Temakinho è anche rientrata una delle fondatrici, Linda Maroli, che seguirà la parte di prodotto, comunicazione e design. Tra le strategie per la ripresa, ci sarà la revisione della parte menù, dell’attività comunicativa, un rinnovamento della customer experience, il focus sul franchising (che sta dando buoni risultati), ma anche importanti novità, tra cui il tentativo di aprirsi come luogo di eventi per le aziende, o di sviluppare un’offerta delivery premium che si concentri sugli uffici che si trovano nelle zone in cui sorgono i ristoranti. Il claim di questo rilancio sarà “scriviamo una nuova storia”.

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