Storie Web venerdì, Marzo 13

Nuova svolta nella complessa partita per l’ex Ilva. Il colosso indiano Jindal rientra ufficialmente in gara, segnando il suo terzo tentativo di acquisizione dello stabilimento di Taranto dopo le sfide del 2017 e del 2025. L’annuncio è arrivato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante un’informativa al Senato: la proposta di Jindal, definita “ambiziosa” e focalizzata sulla decarbonizzazione, si contrappone ora a quella del fondo statunitense Flacks Group.

Stabilimento Ilva di notte (Ipa)

L’obiettivo del Governo è siglare l’accordo entro fine aprile, puntando a una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate annue. Urso ha tuttavia scatenato polemiche attaccando duramente le recenti decisioni dei giudici milanesi – che impongono la chiusura dell’area a caldo entro agosto – definendole “azioni proditorie”. Sul fronte societario, mentre Jindal torna in gioco dopo lo stop alle trattative con ThyssenKrupp, Flacks Group starebbe cercando partner industriali, con i nomi di Metinvest e Danieli in pole position. Il Governo ha già confermato che eserciterà il Golden Power per vincolare il futuro acquirente a precisi impegni su investimenti e sicurezza.

Taranto, protesta operai dell'ex Ilva

Taranto, protesta operai dell’ex Ilva (local team)

La rabbia dei sindacati L’intervento del Ministro si è svolto davanti a una trentina di senatori, un’aula quasi deserta che ha suscitato l’indignazione di Fiom e Uilm, specialmente dopo la recente morte sul lavoro degli operai Claudio Salamida e Loris Costantino. “Inaccettabile continuare con i balletti di annunci”, ha dichiarato Rocco Palombrella (Uilm), invocando la gestione statale come unica via credibile. Intanto, a Taranto, è iniziato il confronto tra commissari e sindacati per definire un piano straordinario sulla sicurezza, mentre resta pendente il ricorso contro lo spegnimento degli impianti previsto per l’estate.

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