«In quanto proprietari di asset che rappresentano 3,7 trilioni di dollari in asset, rimaniamo profondamente preoccupati per i rischi crescenti e sistemici che il cambiamento climatico comporta per l’economia globale, i mercati e i nostri portafogli». E l’inizio del documento siglato da oltre 50 investitori istituzionali europei e pubblicato sul sito del Brunel pension partnership.
Dal fondo pensione svedese Ap2 alla compagnia assicurativa britannica Aviva, fino agli enti previdenziali delle chiese d’Inghilterra, Finlandia e Svezia. Un gruppo nutrito di asset owner (non ci sono italiani) che mette alcuni paletti ai “partner di investimento”.
Le condizioni
«In linea con i nostri obblighi fiduciari – si legge nel documento – verso clienti e beneficiari di mitigare il rischio finanziario e massimizzare il valore a lungo termine degli asset, invitiamo i nostri partner di investimento a garantire che siano preparati e impegnati a gestire questi rischi in modo responsabile e trasparente, per nostro conto».
Fra gli impegni richiesti, c’è quello di diventare firmatari della Net Zero Asset Managers (Nzam), la coalizione di gestori di fondi che puntano a ridurre le emissioni di CO2. «La dichiarazione di impegno aggiornata della Nzam – si legge ancora nella lettera aperta sul sito di Brunel – rappresenta un’opportunità per i gestori di asset di riaffermare il loro impegno a sostenere investimenti allineati all’obiettivo globale di emissioni nette zero. Questo invia un segnale importante e pubblico alla comunità dei proprietari di asset e al mercato più ampio su come stanno gestendo i rischi e le opportunità finanziarie legate al clima per conto dei loro clienti».
La nuova Nzam
La lettera dei 50 è molto chiara: si invitano i gestori di aderire, se non lo avessero ancora fatto, alla coalizione Nzam sopravvissuta all’ondata anti-green proveniente dagli Stati Uniti e in particolare dai Repubblicani sulla spinta del presidente Trump.
