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Potrebbe appartenere a Samuele Landi, il manager aretino 59enne ricercato per il crac Eutelia del 2010 e scomparso 9 giorni fa, uno dei cadaveri trovati nel mare di Dubai, dopo le recenti tempeste che hanno interessato la zona. La polizia degli Emirati avrebbe trovato una corrispondenza tra le sue impronte digitali e quelle di uno dei due corpi. Manca ancora la conferma del dna.

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Samuele Landi, 59 anni

Potrebbe appartenere a Samuele Landi, il manager aretino 59enne ricercato per il crac Eutelia del 2010 e scomparso 9 giorni fa, uno dei cadaveri trovati nel mare di Dubai, dopo le recenti tempeste che hanno interessato la zona.

Secondo quanto riferito da Repubblica, che cita fonti molto vicine alla famiglia, la polizia degli Emirati avrebbe trovato una corrispondenza tra le impronte digitali di Landi, lasciate al momento in cui ha preso la cittadinanza, e quelle di uno dei due corpi. Anche se manca la conferma dell’esame del dna.

La scomparsa di Landi e il crac di Eutelia

Il 2 febbraio scorso, dopo aver avuto una videochiamata con la figlia, Landi è scomparso durante un naufragio nelle acque dell’oceano Indiano di un’imbarcazione su cui si trovava con altre cinque persone. Da quel momento non si sono più avute sue notizie: il suo telefono cellulare ha smesso di squillare e ricevere messaggi il giorno della tempesta.

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Il 59enne di Arezzo era insieme a tre marinai e un’altra persona e stavano lavorando al progetto di una città “flottante”, a circa 25 miglia marine dalla terraferma, fuori dalle acque territoriali, che avrebbe avuto un’organizzazione autonoma decentralizzata, nella quale sarebbero potute essere ospitate fino a 5mila persone in abitazioni galleggianti, altamente tecnologiche, alimentate a energia solare e a basso impatto ambientale. E dove non sarebbero state previste tasse e imposte. I marinai sono stati salvati dopo 48 ore, un’altra persona risulta ancora dispersa, mentre il mare ha restituito due corpi.

Nel 2010, quando venne raggiunto dal primo mandato d’arresto per bancarotta fraudolenta (è stato poi condannato in via definitiva a 8 anni), Landi era già a Dubai dove aveva avviato un’attività per realizzare telefonini criptati. Per la giustizia italiana era considerato latitante.

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