Andy Jassy, il Ceo di Amazon, al New York Times: “Licenziamenti necessari, non mi pento delle troppe assunzioni”

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“Non dovresti credere a tutto quello che leggi”.

Tra le risate del pubblico in sala, Andy Jassy – amministratore delegato di Amazon – ha risposto così a una domanda di Andrew Sorkin sulle perdite di Amazon legate ad Alexa, che secondo Business Insider è un flop e non produce guadagni.

L’uscita di Jassy ha stupito non poco anche gli utenti dei social, se si considera che è avvenuta sotto i riflettori di un evento organizzato dal New York Times, considerato tra i quotidiani più autorevoli al mondo. E tenuto conto, anche, del fatto che Jeff Bezos, il fondatore di Amazon di cui proprio Jassy ha preso la poltrona, è proprietario di un quotidiano, il Washington Post, che ha fatto della battaglia alle fake news di Trump uno slogan che anocra oggi resiste sulla sua testata: “Democracy Dies in Darkness”.

Jassy, dopo la sua battuta, ha spiegato che il momento di difficoltà di Alexa non lo preoccupa.

“In realtà sono molto ottimista per ciò che concerne il nostro business dei dispositivi – ha detto – Alexa in realtà traina moltissimo l’e-commerce. Se avessimo cercato di costruire il miglior smart speaker al mondo, avremmo fatto un investimento diverso, ma noi vogliamo costruire il miglior assistente dotato di intelligenza artificale al mondo, e questo richiede un altro investimento. Crediamo nella nostra visione, ma non è certo una visione che richiede una manciata di anni per essere realizzata. È una delle scommesse più grandi che abbiamo fatto”.

Sorkin, ideatore del DealBook Summit che ha portato a New York, tra gli altri, anche Mark Zuckerberg e Sam Bankman-Fried, l’ex Ceo della piattaforma per lo scambio di criptovalute FTX finita in bancarotta, ha incalzato Jassy sui recenti licenziamenti di Amazon, che potrebbero arrivare a un totale di 10mila dipendenti. “Quando vi siete resi conto che erano necessari?” ha chiesto.

“Siamo nel periodo in cui pianifichiamo come spenderemo il prossimo anno – ha risposto Jassy – Ci siamo resi conto che dovevamo razionalizzare i costi e che dovevamo tagliare senza compromettere settori strategici dell’azienda. Rifarei le tante assunzioni fatte nel periodo della pandemia, penso che all’epoca fosse la decisione giusta. Però penso anche che quanto accaduto ci abbia insegnato proprio questo: che è giusto pensare, anche quando le cose vanno molto bene, che potrebbe avvenire un cambio radicale. E quindi forse sarebbe meglio essere leggermente più conservativi”.

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Jassy ha fatto riferimento più volte, nel corso della conversazione, a un’economia incerta.

“Se pensiamo al 2020 – ha detto – le grandi catene di distribuzione sono cresciute del 39% rispetto all’anno precedente. Qualcosa di straordinario che ci ha costretto a spendere denaro, molto denaro per costruire velocemente le infrastrutture necessarie ad affrontare quel periodo. E poi lo scorso anno, di questi tempi, credevamo di uscire dalla pandemia e invece è arrivata la variante Omnicrom, la guerra in Ucraina e l’inflazione e ora stiamo affrontando un’economia molto incerta. Amazon sta affrontando problemi come tante altre compagnie. Stiamo cercando di capire come si stanno adattando a questo periodo i consumatori, che ora spendono con molta attenzione”.

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Poi Andy Jassy ha raccontato come ha preso il posto di Jeff Bezos alla guida di Amazon, con un paio di aneddoti interessanti.

“Jeff all’epoca mi ha scritto un biglietto, in cui diceva di volermi parlare al telefono. Una cosa piuttosto insolita per lui. Di solito mi scrive semplicemente cosa vuole fare. Mi ha detto che voleva fare qualcosa di diverso e che aveva pensato a me come futuro Ceo di Amazon. Ho passato tutto il resto della conversazione a chiedergli: “Ma sei sicuro?””.

“Poi ho chiesto consiglio a mia moglie prima di accettare – ha aggiunto Jassy – Perché una delle lezioni più grandi che ho ricevuto dalla vita è che tutte le volte che ho preso una decisione da solo, senza consultarla, non ha funzionato. Mi ha detto che era d’accordo in un ristorante di Seattle, dopo una lunga conversazione. Pioveva, siamo stati gli ultimi ad andarcene”.

 

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