
La legge parla chiaro: l’attività in intramoenia non deve superare quella garantita dal Servizio sanitario nazionale. E sempre la legge dice che i direttori generali delle aziende devono controllare che questa norma sia rispettata intervenendo anche con la sospensione dell’intramoenia. La legge dà elementi per evitare abusi, sono strumenti che vanno messi in atto se vogliamo dare risposte ai cittadini.
Tra le norme più favorevoli per il cittadino che lei ha voluto è prevista la possibilità, in caso di ritardo, che il Cup faccia avere la prestazione nel privato in intramoenia gratis o pagando solo il ticket. Viene applicata? E il cittadino può difendersi se gli viene rifiutata questa possibilità?
Alcune Regioni hanno attivato servizi per l’applicazione di questa norma, ma non è ancora sufficiente. È un diritto del cittadino che va garantito e lo deve fare l’azienda. Non è ammissibile che gli venga rifiutato. Se questo accade, è bene che sia segnalato. E le garantisco che riceviamo segnalazioni e ce ne facciamo carico immediatamente con la Regione interessata. A breve, partirà una campagna di comunicazione proprio per aumentare la consapevolezza di ogni cittadino sui propri diritti.
Il piano sulle liste d’attesa prevedeva anche alcuni interventi come l’unificazione dei cup regionali per avere tutte le disponibilità tra pubblico e privato convenzionato. A che punto sono le Regioni?
Alcune regioni lo hanno già fatto, altre lo stanno facendo. È una sfida che dobbiamo portare a casa: il privato convenzionato deve dare il suo contributo, non è ammissibile che metta a disposizione solo le prestazioni più vantaggiose. Oltre a questo è fondamentale anche formare il personale addetto ai Cup.