Storie Web lunedì, Gennaio 26
Riso europeo a rischio declino: dall’import il 60% dei consumi. Airi: servono più tutele

«Ma quello che ci fa male – continua Francese – sono le 500mila tonnellate che arrivano di riso già confezionato (non solo da Cambogia e Myanmar ma anche da India, Pakistan e Vietnam), nemmeno rilevato dal codice doganale europeo. Mentre stiamo evidenziando politicamente l’importanza della reciprocità (giustamente siamo soggetti a vincoli sanitari, ecologici e sociali) combattiamo una battaglia contro i mulini a vento. Ahimè i paesi produttori sono solo otto su 27».

Il 55% del riso europeo è coltivato in Italia, il 20% in Spagna, l’8% in Grecia, il 7% in Portogallo e il restante 10% suddiviso tra Francia, Bulgaria Romania e Ungheria. L’Italia – dove il giro d’affari generato dal settore è attorno a 1,3 miliardi – è un esportatore netto di riso lavorato con una produzione di circa un milione di tonnellate e un consumo interno di circa 450mila; ma è anche il quinto paese per volumi importati (dopo Olanda, Francia, Belgio e Spagna) con circa 160mila tonnellate. La maggior parte dell’import è Basmati e Fragrant per soddisfare i consumi crescenti di queste tipologie di riso coltivate solo all’estero, mentre le pregiate varietà da risotto coprono il 30% circa della produzione nazionale.

Airi: «Più barriere all’ingresso»

In questo scenario, rivendica il presidente dell’Airi, «diventa necessario che la politica si faccia carico di azioni correttive. Come filiera abbiamo condiviso una strategia i cui capisaldi sono la richiesta di una salvaguardia automatica e la revisione dei dazi fermi al 2004. Sulla prima la richiesta era di fare scattare le tasse sull’import oltre le 200mila tonnellate di riso e la proposta al voto dell’Europarlamento ha alzato l’asticella a 565mila. Per questo abbiamo scritto ai nostri europarlamentari, insieme al Copa (il Comitato delle organizzazioni professionali agricole europee, ndr), invitandoli a opporsi, e lo stesso faranno le associazioni industriali degli altri paesi produttori con i loro rappresentanti».

Poi tra le richieste anche una tariffa adeguata per il riso già confezionato, che arriva ancora in assenza di dazi. «È una struttura legale inadeguata, non ci interessa lamentarci ma esporre con chiarezza i rischi che il settore corre. Se si vuole aumentare l’autosufficienza e dare un futuro alla filiera del riso – dice ancora Francese – servono queste correzioni, altrimenti il futuro sarà il ridimensionamento».

Mercosur promosso

In questo caso la colpa non sarà del Mercosur, accordo di libero scambio con il Sud America (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) ora sotto la lente della Corte Ue, dove il settore punta invece ad aumentare le vendite e il contingente all’import Ue in assenza di dazio è di 60mila tonnellate.

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