Storie Web domenica, Marzo 22

L’indice delle Borse dell’Est Europa ha guadagnato più del 2% da inizio anno, contro un calo quasi speculare dell’indice delle azioni globali. I listini emergenti del Vecchio Continente, infatti, hanno goduto delle prospettive di recupero dopo i colpi pesanti della pandemia e dell’invasione russa in Ucraina. Dall’attacco Usa-israeliano all’Iran del 27 febbraio, però, lo scenario si è di nuovo oscurato e sono riemersi timori di una crisi.

I rischi

«I rischi sono articolati su più fronti – spiega Michele Mattioda, Investor relations management director di Mk Global Kapital -; la chiusura dello Stretto di Hormuz blocca venti milioni di barili al giorno, rende vano il maxi-rilascio di barili dell’Agenzia Internazionale dell’Energia e spinge il Brent, con inflazione alle stelle. Poi, ci sono i cyber-attacchi dal conflitto ucraino e i deficit pubblici gonfiati dai costi per la difesa». Mattioda evidenzia anche il fattore psicologico generato da un mix di populismo e di minaccia dei dazi Usa-Ue, che potrebbe portare a cali del 10-20% di questi mercati finanziari.

«Un’escalation della guerra in Ucraina – aggiunge Chiara Robba, responsabili Ldi Equity presso Generali Asset Management – potrebbe causare un aumento del premio al rischio e una riduzione delle valutazioni di questi mercati, oltre che una fuoriuscita di capitali. Inoltre, i mercati emergenti patiscono maggiormente la correlazione negativa con il dollaro e l’avversione al rischio globale».

I Paesi più esposti

Il rischio geopolitico dipende senz’altro dalla vicinanza fisica alla guerra, ma anche dall’economia e dalla stabilità politica delle singole nazioni. «La Borsa dell’Est Europa più esposta ai rischi geopolitici – afferma Robba- è quella della Polonia, che è alla frontiera con l’Ucraina ed è un Paese Nato. Però il mercato polacco è abbastanza liquido, ha un’elevata esposizione alla difesa, all’energia e alle banche con attività regionali. Un’escalation, invece, potrebbe generare prese di profitto dopo la buona performance del 2025, sostenuta dalla crescita tra le migliori in Europa».

Gli esperti individuano rischi maggiori per i mercati più piccoli, meno liquidi e dipendenti dai capitali esteri. Mattioda ritiene che i mercati azionari baltici di Tallinn, Riga e Vilnius siano tra i più vulnerabili per la vicinanza alla Russia e per le minacce di attacchi cyber innescati dal conflitto in Ucraina. L’agenzia di rating S&P ha abbassato i giudizi su questi Paesi e Fitch prevede uno scenario negativo per l’Est Europa, anche perché la spesa per la difesa sale al 3-4% del Pil, pur in piena crisi energetica.

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