Storie Web giovedì, Maggio 21

La Calabria delle rinnovabili vive dentro un paradosso. Ha un parco installato consistente, forte pressione progettuale e connessioni da salto industriale. Ma, dalle carte agli impianti connessi, la corsa verso il 2030 resta lenta. La Regione guidata da Roberto Occhiuto, con Marcello Minenna assessore anche all’energia, ha una doppia sfida: accompagnare fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biomasse e accumuli; evitare una giungla autorizzativa di progetti immaturi, contenziosi, opposizioni locali, vincoli e titoli ottenuti più per rivenderli che per costruire. La Regione punta a rafforzare il raccordo con Terna, distributore, ministero dell’Ambiente e Gse. L’obiettivo è un sistema informativo integrato, per unire impianti autorizzati, accumuli, progetti e aree idonee: meno progetti al buio, più localizzazioni coerenti, meno conflitti. Insomma, razionalizzare per evitare i colli di bottiglia.

Intanto la potenza rinnovabile già installata e in esercizio ammonta a 3.346,72 megawatt: eolico onshore al 37%, solare al 30%, idroelettrico al 27% e biomasse al 7%. Resta però da realizzare la nuova potenza: 3.173 megawatt aggiuntivi al 2030. Dal gennaio 2021 sono entrati in esercizio 546,13 megawatt, il 45,28% dell’intermedio 2026 e appena il 17,21% del target finale.

I progetti non mancano. Le istanze di autorizzazione unica sono 63. A queste si aggiungono 11 procedimenti PAUR. Il mercato guarda alla Calabria, ma la macchina deve fare i conti con territorio complicato e iter lunghi. In cinque anni risultano autorizzati 340 megawatt: Di questi, 194,5 megawatt sono passati almeno alla fase di avvio lavori e, all’interno di questo perimetro, 168 megawatt risultano già realizzati. Restano quindi 145,5 megawatt autorizzati ma senza lavori avviati e 26,5 megawatt avviati ma non ancora completati.

Il dato conferma la frattura: autorizzare non significa costruire; costruire non significa connettere; connettere non significa rispettare sempre la traiettoria energetica. Dopo il titolo si apre un’altra partita: chiusura finanziaria, acquisizione delle aree, approvvigionamenti, cantiere e ulteriori nulla osta. Alcuni atti, come quelli sismici, richiedono progettazione esecutiva assente in conferenza di servizi. Così il progetto resta formalmente pronto, ma non cantierabile.

Il quadro calabrese aggiunge ostacoli: tutele paesaggistiche, vincoli idrogeologici, dissesto geomorfologico, aree boscate, siti Natura 2000, usi civici e frammentazione fondiaria. Si sommano opposizioni dei Comuni, pareri negativi, contenziosi e prescrizioni. Ogni impianto diventa equilibrio tra energia, territorio e accettabilità sociale.

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