Storie Web venerdì, Gennaio 16
Ricerca universitaria sui coach virtuali:  «Funzionano solo se lavorano con l’uomo»

Possono i coach virtuali basati sull’intelligenza artificiale aiutarci veramente a muoverci di più? Potrebbero rivoluzionare la promozione dell’attività fisica e aiutare anche chi, per motivi di tempo o economici, non può permettersi la palestra. Ma, al momento, non sono ancora in grado di sostituire l’uomo e quelli più affidabili lo sono perché simulano reazioni umane autentiche. È quanto emerge da una ricerca universitaria della Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano, pubblicata sulla rivista Artificial Intelligence Review, che ha analizzato in modo sistematico gli studi disponibili sugli assistenti virtuali guidati da AI (AIVA – Artificial Intelligence-driven Virtual Assistants) utilizzati per incentivare l’attività fisica negli adulti. La review, firmata da Alice Montelaghi, Andrea Ciorciari, Roberto Roklicer e Attilio Carraro (unibz) insieme a Gregor Jurak (Università di Lubiana), ha valutato otto interventi sperimentali condotti tra il 2013 e il 2025 in diversi Paesi. Obiettivo: capire se chatbots, coach digitali e agenti conversazionali siano davvero efficaci nel migliorare i livelli di attività fisica.

Chatbot come coach virtuali

L’inattività fisica rappresenta un problema di salute globale, con oltre 500 milioni di nuovi casi di malattie che possono essere affrontate in via preventiva attraverso l’attività fisica previsti entro il 2030 e un impatto economico stimato in 520 miliardi di dollari. In questo scenario, la ricerca ha esplorato il potenziale rivoluzionario degli assistenti virtuali guidati dall’intelligenza artificiale (AIVA) come strumenti per migliorare la salute pubblica. Si tratta di chatbot super intelligenti che agiscono come coach virtuali che dialogano con l’utente motivandolo e supportandolo, disponibili 24 ore su 24, in grado di dare consigli personalizzati a una frazione del costo di un coach umano.

Cosa fa la differenza

La ricerca universitaria evidenzia che se da un lato alcuni studi mostrano come con il supporto di questi coach virtuali aumentino i passi giornalieri o il tempo dedicato all’esercizio fisico, dall’altro i risultati di molti interventi non differiscono da quelli tradizionali o non generano miglioramenti significativi. A fare la differenza non è la tecnologia in sé, dunque, ma la capacità dell’assistente virtuale di simulare una relazione umana credibile, attraverso umorismo, empatia, conversazioni personalizzate e avatar realistici. «L’intelligenza artificiale può amplificare l’impatto degli esperti, non rimpiazzarli -spiega Attilio Carraro, professore ordinario di scienze dello sport e dell’esercizio presso unibz – Il futuro sarà un ecosistema integrato, dove le competenze umane e le tecnologie AI collaborano per promuovere su larga scala stili di vita attivi e salutari». «Il potenziale è enorme, ma la realtà scientifica è ancora fragile – aggiunge la ricercatrice di unibz Alice Montelaghi – Serve una ricerca più robusta e interdisciplinare per capire quando, come e per chi questi strumenti funzionano davvero. C’è poi il grande tema della privacy dei dati personali. È importante notare che quasi nessuno degli studi analizzati nella nostra review ha considerato le questioni legate alla privacy e questo ci dice che c’è ancora molta strada da fare per garantire la sicurezza degli utenti e la trasparenza».

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