Storie Web venerdì, Febbraio 23
Notiziario

Non è solo un esperimento di rigenerazione urbana, o quella che viene definita un’azione infrastrutturale. Dietro il recupero e la ristrutturazione dei chiostri di San Pietro a Reggio Emilia c’è anche un progetto di crescita e sviluppo in cui l’utilizzo dei fondi europei si sposa con il welfare, la cultura e l’economia. L’iniziativa, che ha visto l’impiego di 4,2 milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) della programmazione 2014-2020 ha permesso di ridare nuovo corso all’imponente complesso monumentale considerato uno dei più suggestivi del Rinascimento italiano.

Si tratta dell’antico monastero nel centro storico della città, lungo la via Emilia, utilizzato nel corso dei secoli nei modi più disparati e poi rimasto a lungo inaccessibile, fino al momento della riscoperta e del recupero pubblico che l’hanno trasformato nel polo culturale e dell’innovazione della città.

Non solo infrastrutture

«L’idea di recuperare i Chiostri di San Pietro si colloca nell’ambito di un progetto di riqualificazione strategica del centro storico che mirava e mira tutt’ora a dare nuovo significato a dei monumenti culturali che sono stati abbandonati per lungo tempo – dice Massimo Magnani, architetto e direttore Area Programmazione territoriale e progetti speciali del Comune di Reggio Emilia -. L’idea principale che ha governato questo progetto non è stata tanto finalizzata al restauro del manufatto di Giulio Romano, quanto di trasformare questo spazio chiuso in un luogo urbano, in una grande piazza culturale civica». Il progetto, dunque, come sottolinea l’architetto, «si è orientato sulla progettazione urbana per far si che questo luogo potesse diventare un volano per la rigenerazione e l’attrattività della città». Determinante per questo processo che unisce passato e futuro, è stato il contributo europeo. «I fondi europei sono stati sostanziali non solo per le risorse messe a disposizione – aggiunge Magnani- ma soprattutto perché hanno avuto un approccio innovativo e fondamentale rispetto ai finanziamenti che, in genere si applicano alle infrastrutture». Il modo è presto spiegato: «Il fondo europeo ha ragionato su due binari paralleli – argomenta -: da una parte mette a disposizione risorse per riqualificare l’infrastruttura e dall’altra mette in campo progettualità e risorse per pensare a come gestire e a come far vivere e animare la struttura». Quest’ultimo aspetto è «fondamentale» perché «in genere ci si concentra sulla dimensione infrastrutturale ma non sulla gestione. I fondi europei ragionano in questi termini – aggiunge Magnani -: ti do le risorse per riqualificare ma ti do anche una parte di risorse per far vivere nel tempo queste strutture».

I 40 anni dei CCCP ma anche coworking e ristorante

Gli interventi hanno permesso di recuperare l’area monumentale e creare il Lab In-Chiostri, un’area che ospita anche un coworking e un ristorante. E poi un’area eventi con un cartellone di iniziative promosso dal Comune di Reggio Emilia e dalle sue fondazioni culturali. Una delle più importanti iniziative, prodotta dalla Fondazione Magnani, è la mostra inedita che celebra i 40 anni dei CCCP, “Felicitazioni! CCCP-Fedeli alla linea 1984-2024”, inaugurata il 12 ottobre 2023. Proprio questa mostra è diventata il simbolo della rinascita, 25 spazi in 1800 metri quadrati in cui si ricostruisce la storia del gruppo punk filosovietico con installazioni, fotografie, costumi e la riproposizione della parabola musicale dagli anni 80 alla caduta del muro di Berlino, anno in cui la cellula musicale è andata in sonno. Proprio celebrando questi 40 anni che caratterizzano anche Reggio Emilia, inizia un nuovo corso, come sottolinea Magnani che guarda oltre e mette la cultura alla base della crescita economica.

Luogo di cultura e innovazione sociale

«Questo deve diventare da un lato un display culturale, ossia un luogo affascinante che mette a disposizione della città per realizzare mostre e attività – sottolinea – ma allo stesso tempo un luogo dove la cultura si misura con l’innovazione sociale perché Reggio è una città in cui la dimensione culturale viene vista dal basso, genera cultura attraverso la produzione realizzata insieme ai cittadini. E quindi l’innovazione sociale applicata anche al welfare e non solo alla cultura. Applicata alla creatività noi abbiamo altre iniziative legate alla scuola dell’infanzia. Questo viene visto come un grande laboratorio che lavora sulla dimensione dei servizi e dell’innovazione sociale».

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