Storie Web domenica, Febbraio 22

Tenersi le azioni e dimenticare di averle. È questo il mantra dei cassettisti: investitori che comprano azioni, possibilmente di società blasonate, per poi tenerle nel cassetto con la speranza di assistere a una lineare crescita nel tempo delle quotazioni del titolo. L’obiettivo, inoltre, è di portarsi a casa ogni anno un dividendo, più o meno ricco, e questo basta per fargli dormire sonni tranquilli.

Una tipologia di investitori molto apprezzata da chi guida le aziende quotate, soprattutto quando i listini innestano brusche retromarce: la presenza nel proprio libro soci di azionisti orientati a investimenti di lungo termine potrebbe essere un antidoto per attenuare le fluttuazioni dei prezzi di Borsa che potrebbero anche destabilizzare la governance societaria.

Ma nessuna società quotata a Piazza Affari prevede incentivi per far entrare e mantenere nel proprio azionariato questi investitori di lungo corso. Eppure dal 5 marzo 2010, con la modifica al Testo Unico della Finanza apportata con il Dlgs n.27 che ha recepito la Direttiva Ue 2007/36 sui diritti degli azionisti, è stata data facoltà (non è un obbligo) alle società quotate di inserire nello Statuto la possibilità di attribuire un dividendo maggiorato fino al 10% per gli azionisti più longevi che detengono il titolo per lungo tempo: l’articolo 123-quater del Tuf prevede almeno un anno (lo Statuto può prevedere periodi più lunghi). Inoltre l’incentivo può essere previsto solo per i soci che non esercitano un’influenza dominante sulla società (né direttamente né tramite patti parasociali). In ogni caso il premio può andare a beneficio solo degli azionisti che non abbiano partecipazioni superiori allo 0,5% (o la minore percentuale indicata nello Statuto).

Lo scopo è premiare la fedeltà a lungo termine dei piccoli azionisti, senza creare categorie speciali di azioni, ma applicando l’incentivo uniformemente a chi rimane senza interruzioni azionista per il tempo richiesto. La maggiorazione non altera il totale dei dividendi deliberati, ma riduce proporzionalmente quelli per gli altri azionisti, incentivando così la stabilità azionaria e non l’investimento speculativo. Ad oggi, però, nessuna società quotata a Piazza Affari ha mai adottato espressamente nello Statuto la maggiorazione dei dividendi per azionisti cassettisti.

In passato gli amministratori di principali società quotate hanno escluso l’adozione di questa clausola in assemblee riunite per altri adeguamenti statutari, citando incertezze normative e difficoltà operative per l’identificazione degli aventi diritto. Ostacolo, quest’ultimo, che con la buona volontà è ormai facilmente superabile. Per contro, invece, sono pronti a superare ogni barriera per inserire meccanismi come il voto maggiorato (art. 127-quinquies Tuf), per le loro dinamiche legate alla governance societaria. Poi non ci lamentiamo se i piccoli azionisti non detengono stabilmente le azioni per lungo tempo.

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