Quanto tempo abbiamo dedicato, in gioventù, ai videogiochi? E mentre saltavamo di tubo in tubo o sparavamo all’ennesimo alieno, chi avrebbe mai pensato che la cartuccia nella console sarebbe arrivata a valere 2 milioni? Sì, anche i vecchi videogiochi sono entrati a far parte dell’incredibile mondo dei collezionabili, un mercato globale che l’anno scorso ha superato i 300 miliardi di dollari e promette di arrivare ai 500 miliardi entro il 2033. Super Mario, Sonic e compari rappresentano una fetta ancora piccola di questa torta, ma i casi eclatanti non mancano come il già citato Super Mario Bros da 2 milioni di dollari e la copia di Super Mario 64 venduta a oltre 1 milione e mezzo. Attenzione, però: non si parla della vecchia cassetta lasciata in soffitta a prender polvere, ma di edizioni in perfette condizioni, ancora chiuse nella confezione originale e valutate da un team di esperti, perché il rischio di trovare un falso è elevatissimo.
“I falsari di videogiochi” – ci dice Alberto Trussardi, fondatore di The Games Market (TGM) – “creano delle copie incredibilmente accurate in pacchetti chiusi a regola d’arte che possono esser scoperti solo con tecnologie all’avanguardia”. The Game Market, infatti, è il primo servizio europeo certificato ISO 9001 dedicato al “grading” (così si chiama la valutazione professionale di un collezionabile) di videogiochi e vanta un laboratorio in cui vengono usati lampade UV e raggi X a bassa potenza, per verificare i prodotti tramite processo estremamente rigoroso e metterli in teca.
Il fenomeno del collezionismo non è certo nato oggi, ma il mercato che si sta creando attorno a questi oggetti rari ha creato l’esigenza di trasformare un oggetto nostalgico in un bene patrimoniale certificabile. È lo stesso percorso che hanno seguito fumetti, carte collezionabili e memorabilia sportivi, solo che il videogioco è partito più tardi e si vedono dinamiche già osservate in passato in altri settori. Negli USA, dove il fenomeno è molto più maturo, si organizzano spesso aste di videogiochi e console di gioco e la certificazione influisce moltissimo sulle dinamiche dei prezzi. “Un gioco certificato” – conferma Trussardi – “arriva a valere almeno 10 volte più di una versione senza garanzie e, per i pezzi davvero pregiati, nessun compratore si azzarda a sborsare cifre importanti senza un grading affidabile”.
Le dimensioni del mercato europeo e le opportunità aperte
Secondo l’analisi elaborata su base europea, i videogiochi potenzialmente collezionabili in circolazione sarebbero tra i 100 e i 150 milioni di pezzi. Di questi, il segmento premium e investimento, cioè a quella fascia di collezionisti disposta a riconoscere un sovrapprezzo per certificazione, tracciabilità e conservazione professionale andrebbe a creare un mercato da circa 2,5 miliardi. Una strada che ha bisogno di tempo prima di giungere a maturazione, ma che parte bene con la prima asta europea di materiale certificato organizzata da TGM insieme a Galleria Allegrini di Brescia e Meeting Art di Vercelli. L’asta ha aperto pubblicamente i battenti mercoledì 11 marzo 2026 dalle ore 18 e si concluderà mercoledì 18 (primi 25 lotti) e giovedì 19 marzo (restanti 25). I 50 pezzi totali a disposizione del pubblico presso Meeting Art di Vercelli a partire da martedì 3 marzo e includono numerose rarità, come Space Invaders, Indiana Jones, Goonies, Metal Gear, Monkey Island, Pac Man, Play Station, Donkey Kong, ET, Prince of Persia, Zelda e Super Mario per un valore base d’asta pari superiore ai 35.000 euro. La presenza di giochi “gradati” da altre realtà internazionali come WATA/PSA e VGA darà un respiro internazionale all’evento e rappresenta il primo “banco di prova” della ricettività europea per il videogioco da collezione. A prescindere da come andrà, basta guardare i prezzi di vecchie console e cartucce sui forum di appassionati per capire che il fenomeno è destinato ad allinearsi più o meno velocemente a quanto già vediamo negli USA.

