
In Iran sono in corso le proteste più estese degli ultimi anni, dopo quelle per l’uccisione di Mahsa Amini, giovane donna morta sotto la custodia della polizia morale. In questi giorni, a scatenare il malcontento della popolazione è soprattutto la crisi economica, con un forte aumento dei prezzi e il crollo della valuta locale.
Chi è coinvolto
Le manifestazioni sono cominciate domenica e si sono intensificate lunedì, dopo che il rial, la moneta iraniana, ha toccato un minimo storico rispetto al dollaro. La protesta si è diffusa in diverse città, a partire da Teheran, e si è estesa anche a Ispahan, nel centro del Paese.
A mobilitarsi sono sia i commercianti sia gli studenti universitari. Nella capitale, alcuni negozianti hanno chiuso le serrande e manifestato vicino al Grand Bazaar, mentre gli studenti si sono uniti ai cortei a partire da alcuni degli atenei più prestigiosi del Paese. Tra questi, l’Università di Beheshti, Khajeh Nasir, Sharif, Amir Kabir, l’Università della Scienza e della Cultura, l’Università delle Scienze e delle Tecnologie, oltre che l’Università di Tecnologia di Ispahan.
Le proteste sono partite dai campus e si sono poi spostate nelle strade, come mostrano i video circolati sui social.
Le cause della protesta
Negli scorsi giorni il rial ha superato quota 1,4 milioni per dollaro. Questa svalutazione ha aggravato una situazione già segnata da un’inflazione superiore al 40% su base annua, secondo le ultime stime del centro nazionale di statistica.