Una zuffa geopolitica
Così, la Calabria finisce al centro di una querelle internazionale. Ma che ha ancora il sapore di una zuffa geopolitica, ben lontana dalla realtà delle strutture ospedaliere calabresi, che senza i cubani avrebbero già chiuso, e da una quotidianità che, semmai, affratella cubani e locali: «Dottò, voliti u viniti o mari cu nnui? Ca ndi faci piaciri». Così i polistenesi la domenica invitano al mare i sanitari che non sono di turno nei reparti. E più o meno la stessa cosa accade durante le feste natalizie o per un compleanno. In caso di un incontro fortuito su via Trieste, che è il corso principale della cittadina, i medici dispensano consigli anche per strada.
«Ci chiamano fratelli»
«Si è creata una relazione fortissima fra noi e loro, abbiamo lo stesso senso di vicinanza, lo stesso altruismo, ci somigliamo tanto. Loro ci chiamano fratelli», spiega Francesco Trimarchi, vicepresidente del Comitato per la tutela della salute pubblica che di recente si è battuto contro la chiusura dell’ospedale per la grave carenza di medici: grazie a sit-in a oltranza e alla proposta del deputato di FI Francesco Cannizzaro, il comitato ha ottenuto l’approvazione di un emendamento al decreto milleproroghe, quello che ora garantisce la continuità assistenziale nei presidi ospedalieri, richiamando in servizio i medici con contratti temporanei fino ai 72 anni d’età. Un effetto tampone per l’immediato, che avvantaggia tutto il servizio sanitario, ma che non risolve il problema.
In Calabria sognando Cuba
«Appena arrivati qui, i medici cubani si sono messi alla ricerca di un’abitazione, volevano una casa, non una stanza d’albergo – racconta Trimarchi -. Per la copertura di queste spese ricevono un sussidio di 465 euro, che alla fine se ne va quasi tutto per l’affitto. Qualcuno è riuscito anche ad acquistare una piccola automobile, ma soprattutto ora comprano online pannelli solari e frigoriferi da spedire a Cuba. Sono preoccupati per quello che sta accadendo sull’isola. Sognano tutti, finita la missione, di tornare nel proprio paese».
Trattenute arbitrarie?
Il loro stipendio mensile di 4.700 euro lordi, incentivi a parte, viene versato su conti correnti italiani. In base al documento sottoscritto fra Regione e Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos, l’ente anticipa a ogni specialista 1.200 euro come rimborso forfettario, oltre alle spese per l’alloggio e per i viaggi. Per alcuni parlamentari, trattenute arbitrarie e altre opacità rasentano forme di sfruttamento. Nel 2022 fu necessario fornire chiarimenti anche al consolato americano.
Chi resta, chi scappa
E fra i cubani c’è anche chi ha scelto di non tornare indietro, con tutte le conseguenze del caso. Come Gustavo, un anestesista, che si è sposato con una ragazza di Polistena, interrompendo quindi la sua missione. E così un ginecologo. Nel migliore dei casi, la sanzione prevede che per 8 anni i due professionisti non potranno rientrare a Cuba. Gustavo ora lavora in una struttura sanitaria sarda. Altri colleghi, invece, hanno semplicemente fatto perdere le proprie tracce.
