“La Commissione è attualmente in contatto con le autorità italiane per valutare come le disposizioni del diritto dell’Ue, in particolare quelle relative alle valutazioni di impatto ambientale (Direttiva 2011/92/UE) e alla conservazione degli habitat e delle specie naturali (Direttiva 92/43/Ce), vengono applicate in questo caso particolare”. Parola di portavoce dell’esecutivo comunitario che interpellato dal Sole24Ore spiega lo stato di avanzamento del dossier del Ponte sullo Stretto. Un dossier caldo, che come ha anticipato il Sole24Ore il 17 marzo scorso, è sotto osservazione nell’iter di compatibilità del progetto con la Vinca. “Ai sensi dell’articolo 6(3) della Direttiva Habitat (che è attuata in Italia tramite la Valutazione d’incidenza ambientale – Vinca), qualsiasi progetto o piano che possa avere un impatto significativo su un sito Natura 2000 designato deve essere sottoposto a una valutazione approfondita – ha proseguito il portavoce -. Questa valutazione analizza i potenziali effetti del progetto sul sito, tenendo conto dei suoi obiettivi di conservazione, per garantire che il progetto non danneggi l’ambiente protetto del sito”. La procedura è prevista dalle norme europee in casi come quello del Ponte, quando cioè i tecnici che approvano il progetto rilevino problematiche di incidenza ambientale in alcune aree in cui inisterà l’infrastruttura. “Se un progetto deve andare avanti per motivi imperativi di interesse pubblico prevalente nonostante il potenziale danno a un sito Natura 2000 e non ci sono soluzioni alternative, lo Stato membro deve adottare misure per ridurre questo danno al minimo – ha proseguito il portavoce Ue -. L’articolo 6(4) richiede agli Stati membri di adottare tutte le misure compensative necessarie per garantire che la coerenza complessiva di Natura 2000 sia protetta. Devono inoltre informarne la Commissione”. Ed è qui che il progetto sembra andare al ralenti rispetto al cronoprogramma annunciato: nelle misure compensative necessarie per avere l’ok definitivo ambientale. Il nodo, come ha anticipato il Sole24Ore il 17 marzo scorso, sono tre siti individati nella Via e per i quali, in termini tecnici, si è aperta la fase 3 della procedura. Si tratta dell’area Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e Area Marina Stretto, quella della Costa Viola e i fondali da Punta Pezzo a Capo dell’Armi. Qui bisognerà individuare misure compensative adeguate che convincano l’esecutivo comunitario.

Ma intanto la polemica continua a infiammare il dibattito sul Ponte. Il primo aprile alla Camera alcune associazioni ambientaliste hanno ricordato di aver intrapreso contro la realizzazione dell’opera un “ricorso al Tar, una diffida al Cipess e un reclamo alla Commissione Europea”. Secondo Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf Italia “il governo ha disatteso la normativa comunitaria oltre che i principi di prevenzione e precauzione che sono alla base delle valutazioni ambientali – hanno dichiarato – e il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina deve essere fermato per il bene dell’ambiente e delle casse dello Stato”. Ma il general contractor, la Società Stretto di Messina, ha replicato negando “questioni tecniche” alla base dell’accantonamento del progetto con il governo Monti e precisando che “sono in corso di predisposizione le comunicazioni al ministero dell’Ambiente e alla Commissione Ue secondo quanto previsto Direttiva “Habitat” per aspetti relativi alla Valutazione di incidenza ambientale”. Il Cipess intanto può attendere perché “successivamente verrà presentata tutta la documentazione tecnica e contrattuale, per l’approvazione che consentirà di avviare la progettazione esecutiva e le opere anticipate, così come previsto dalla legge”.

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