Storie Web martedì, Marzo 17

Cresce nei numeri, arretra nella qualità. Il turismo in Sicilia continua a muoversi lungo una linea ambigua: da un lato la tenuta dei flussi, dall’altro un progressivo indebolimento della capacità di generare valore. È questa la fotografia che emerge dallo studio di Prometeia presentato a Palermo durante il Forum delle Economie organizzato da UniCredit in collaborazione con Federalberghi Sicilia.

Un comparto che, numeri alla mano, pesa già in modo rilevante: il 4,2% dell’economia siciliana e il 4,8% della filiera turistica nazionale, grazie a un sistema che coinvolge trasporti, commercio, agroalimentare e offerta culturale e naturalistica. L’incontro, aperto dagli interventi di Salvatore Malandrino, Regional Manager Sicilia di UniCredit, e di Nico Torrisi, presidente di Federalberghi Sicilia, ha visto la presentazione dello studio da parte di Andrea Dossena, associate partner di Prometeia, seguita da una tavola rotonda con operatori e studiosi del settore.

Flussi stabili, ma cambia la domanda

Nel 2025 le presenze hanno superato i 22,6 milioni, mentre gli arrivi si sono attestati a 7,35 milioni (+0,3%) . Una stabilità solo apparente. A cambiare è la composizione: il turismo cresce esclusivamente grazie agli stranieri. Le presenze italiane sono scese sotto i 10 milioni (-6,3%), mentre quelle estere sono salite a quasi 13 milioni (+5,5%). Come ha evidenziato Prometeia nello studio presentato da Dossena, si tratta di «importanti cambiamenti nella composizione e nella tipologia dei turisti», fenomeni «da interpretare per garantire all’economia siciliana un importante contributo di sviluppo».

Più stranieri, ma meno valore

Il nodo, però, non è la crescita dei flussi internazionali, quanto il valore che questi generano. La Sicilia intercetta circa 2,6 miliardi di euro di spesa turistica straniera, ma resta indietro rispetto agli standard nazionali. La spesa media per pernottamento si ferma a 96 euro, contro i 141 euro della media italiana . Anche la durata dei soggiorni resta più bassa: 3,1 notti, contro le 3,4 della media nazionale . A pesare è soprattutto il calo della domanda interna, legato alla riduzione del potere d’acquisto. Lo stesso report ricorda come l’Italia sia tra i Paesi del Mediterraneo con la quota più alta di popolazione che rinuncia a viaggiare per motivi economici .

Accessibilità e competitività: la Sicilia rallenta

Le difficoltà emergono anche nei trasporti. Nel 2025 gli aeroporti siciliani hanno raggiunto i 23 milioni di passeggeri (+0,6%), ma con una crescita inferiore alla media nazionale e alle regioni competitor. Nel dettaglio, i passeggeri italiani sono in calo (-1,7%), mentre gli stranieri crescono (+5,1%), ma meno rispetto a Puglia e Sardegna, dove l’aumento supera il 13%. Il risultato è una perdita di velocità relativa nei flussi turistici.

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