Storie Web martedì, Marzo 31

La pirateria audiovisiva non è più solo il film visto senza pagare o la partita scovata su una piattaforma illegale. È diventata una trappola digitale che si apre con un click e si richiude, spesso, sul portafoglio, sui dati personali e perfino sulla rete domestica degli utenti. È questo il cuore del messaggio contenuto nella ricerca I-Com “Il prezzo nascosto della pirateria”, presentato alla Camera dal presidente I-Com Stefano da Empoli alla presenza di Ylenja Lucaselli, membro della Commissione Bilancio della Camera; Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria; Massimiliano Capitanio, commissario Agcom e Ivano Gabrielli, direttore del servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni. In un flash: dietro lo streaming illegale non c’è solo una violazione del diritto d’autore, ma un ecosistema opaco dove proliferano phishing, malware, furti di identità e truffe economiche.

I numeri danno la misura del fenomeno. Secondo lo studio, in Italia chi utilizza servizi pirata e finisce vittima di furti di dati personali o frodi digitali subisce una perdita economica media di circa 1.200 euro. Per la fascia tra i 45 e i 64 anni il danno supera i 1.500 euro pro capite. Complessivamente il conto è salito da 1,24 miliardi nel 2022 a 1,32 miliardi nel 2023, fino a oltrepassare quota 1,42 miliardi nel 2024: un balzo del 14,5% in tre anni. E non si tratta di una platea marginale, visto che la pirateria, secondo i dati Fapav-Ipsos richiamati nello studio, riguarda circa il 40% della popolazione adulta italiana.

La fotografia diventa ancora più nitida quando si guarda ai meccanismi del rischio. Le piattaforme illegali non sono semplici scorciatoie per accedere a contenuti gratis o a basso costo: sono spesso costruite per catturare informazioni, reindirizzare verso siti malevoli, spingere al download di software infetti o carpire credenziali bancarie e identità digitali.

Nel materiale presentato da I-Com si ricorda, fra l’altro, che il rischio di malware per chi usa canali pirata può essere dieci volte superiore, mentre fra i giovani tra 15 e 25 anni il 62% dei “pirati” ha subito attacchi informatici. Le Iptv illecite, poi, aggiungono un livello ulteriore di esposizione: non solo contenuti abusivi, ma anche app e software che possono spalancare la porta a botnet, ransomware e controllo da remoto dei dispositivi.

«Con questo studio vogliamo offrire un contributo concreto al dibattito sulla pirateria, portando l’attenzione su un ambito ancora poco esplorato: i rischi per la sicurezza digitale degli utenti che accedono a contenuti illegali», commenta Stefano da Empoli, presidente di I-Com. «Si tratta di un fenomeno allarmante, anche perché le piattaforme illegali sono uno dei principali veicoli di diffusione di malware, attacchi di phishing e di sottrazione dei dati personali sensibili degli utenti, poi rivenduti sul dark web. È quindi fondamentale aumentare la consapevolezza sui pericoli della pirateria, in particolare tra i giovani che, oltre a essere tra i soggetti più esposti ai rischi digitali, sono anche i più penalizzati dagli effetti sempre più rilevanti in termini di perdita di posti di lavoro».

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