A fine aprile il governo dovrà decidere cosa fare del taglio delle accise sui carburanti. Dipenderà dai prezzi di mercato che avranno a quel punto benzina e gasolio. La misura costa alle casse dello stato 1 miliardo di euro al mese, e una cosa è certa: non può essere prorogata aumentando il debito, perché farebbe alzare i tassi di interesse, e alla fine costerebbe molto di più agli italiani. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha spiegato così la linea del governo sull’emergenza carburanti, in una intervista alla trasmissione “24 Mattino” su Radio 24.
Primi ribassi
Intanto, venerdì i prezzi di benzina e gasolio hanno cominciato a calare. Il prezzo medio del gasolio è sceso in Italia a 2,180 euro al litro, -0,4 cent rispetto ai listini di giovedì, mentre la benzina si è fermata a 1,793 euro/litro (-0,3 cent rispetto a giovedì). Hanno pesato il calo delle quotazioni del petrolio a seguito della tregua in Iran (sotto i 100 dollari al barile) e gli avvertimenti della premier Meloni e del ministro Urso ai petrolieri incontrati ieri al ministero («abbassate i prezzi e non speculate, sennò interverremo con la tassazione degli extraprofitti»). «A fine aprile faremo la valutazione sulle accise – ha spiegato il ministro Pichetto Fratin a Radio 24 -. Prorogare vuol dire tassare tutti i cittadini, perché si tratta di ribaltare su altri, o sul sistema più allargato, l’onere che è di quasi 1 miliardo al mese, quindi un onere pesante».
Lo stop (per ora) dall’Ue
Sia la premier Meloni sia il ministro dell’Economia Giorgetti nei giorni scorsi hanno auspicato una sospensione del Patto di stabilità, se la crisi energetica dovesse prolungarsi. Ma il commissario europeo Valdis Dombrovskis ha respinto l’ipotesi: «Le condizioni per attivare una clausola generale di salvaguardia» per sospendere il Patto di stabilità, ha detto, «sono di avere una grave recessione economica, e attualmente non siamo in questo scenario».
Il tetto al deficit
Pichetto Fratin ha mostrato di aver capito il messaggio della Ue. Una eventuale proroga del taglio delle accise dopo il primo maggio (quando scade la misura) «non può essere fatta a debito – ha spiegato -, perché rischieremmo di sforare il 3% di deficit, con conseguenze sui tassi di interesse e sulla credibilità. Verrebbe a costare molto di più agli italiani». Verso il 28-29 di aprile «se i prezzi delle forniture saranno ancora alti, verrà fatta una valutazione», ha concluso. Sperando che nel frattempo la guerra in Iran finisca, e lo Stretto di Hormuz riapra. Altrimenti, per non far schizzare in alto i prezzi dei carburanti, bisognerà trovare 1 altro miliardo, togliendolo da altre voci del bilancio dello Stato.
