
Sul piano imprenditoriale emergono squilibri generazionali. L’età media nelle ditte individuali è 52 anni nei piccoli comuni e scende a 43,3 nelle grandi città. L’imprenditoria femminile è maggioritaria (44,2%) e particolarmente radicata nei territori fragili (54,5% nei comuni sotto i 5mila abitanti). Le imprese giovanili crescono con la dimensione urbana: dal 13,1% nei piccoli centri al 28,1% nelle metropoli. La componente straniera supera il 66% delle ditte individuali nelle città oltre 250mila abitanti.
Sul piano strettamente economico, secondo i dati Fiesa il settore ha generato 30,5 miliardi di euro nel 2022, pari al 24,1% dell’intera distribuzione alimentare organizzata. Il peso è particolarmente elevato in Emilia-Romagna (46,6%), Trentino-Alto Adige (41,9%) e Toscana (44,8%).
L’onda lunga dell’inflazione
Sulla rete già fragile si è abbattuta la corsa dei prezzi. Come emerso dall’analisi Fiesa, l’indice generale segna +8,1% nel 2022 e +5,7% nel 2023, rientrando sotto il 2% nel 2024-2025. Ma i beni alimentari hanno avuto aumenti molto più marcati. A livello europeo, tra 2019 e 2024 i prezzi di alimentari e bevande analcoliche crescono del 33% nell’Ue, del 29,3% nell’area euro. L’Italia registra un aumento inferiore del 24,7%, ma comunque significativo.
L’effetto sui consumi è netto. A prezzi costanti, tra 2019 e 2024 la spesa complessiva cresce dell’1,9%, mentre quella in generi alimentari e bevande analcoliche diminuisce di oltre 4 miliardi (-2,7%). I cali più marcati riguardano oli e grassi (-33,9%), pesce (-9,8%), dolciumi (-6,4%) e frutta (-4,5%). Le vendite alimentari in valore aumentano del 14,1%, ma in volume scendono del 10,1%: le famiglie pagano il 14% in più per acquistare il 10% di prodotti in meno.
Per difendere il potere d’acquisto, i consumatori cercano prezzi più bassi, comprimendo i margini delle imprese di prossimità, che hanno meno spazio di manovra rispetto alla grande distribuzione.