
Dopo la Procura di Milano, anche quella di Prato si muove per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori messo in atto nelle aziende cinesi di abbigliamento, che arricchisce anche i committenti italiani. La differenza con Milano è che a Prato i committenti non sono grandi marchi del lusso come Armani, Dior, Valentino, Loro Piana, ma grandi marchi del fast fashion, la moda a basso prezzo prodotta in 48 ore, che per la prima volta vengono perseguiti.
La Procura di Prato ha chiesto – e il Tribunale di Firenze ha concesso – la misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria per l’azienda di fast fashion Piazza Italia, una catena di basso prezzo con sede a Nola (Napoli) che ha negozi in tutta Italia. Nel 2024 (ultimo bilancio disponibile) Piazza Italia ha fatturato 343,7 milioni di euro con 31,9 milioni di utile netto.
Dal 2022 a oggi, secondo le indagini della Procura, avrebbe esternalizzato gran parte della confezione di capi di abbigliamento a due imprese cinesi di Prato che sfruttavano i lavoratori e li costringevano a operare in condizioni disumane. Gli imprenditori cinesi sono indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Secondo la Procura guidata da Luca Tescaroli, il sistema ha consentito a Piazza Italia grandi margini di guadagno (il 300% rispetto ai costi di produzione, ipotizzano i magistrati). L’accusa, come già avvenuto a Milano, è quella di aver colposamente agevolato lo sfruttamento lavorativo attuato dalle due aziende cinesi che si sono succedute nel tempo allo stesso indirizzo. La “colpevole inerzia” e la “mancata vigilanza” si riferiscono al fatto di non aver mai verificato la reale capacità imprenditoriale delle imprese terziste che impiegavano lavoratori in nero, clandestini sfruttati per ore, pagati con compensi da fame, tenuti a mangiare e dormire in ambienti fatiscenti.
I controlli degli investigatori non hanno trovato traccia di controlli effettuati da Piazza Italia sulle aziende fornitrici. L’ulteriore conseguenza di questo sistema illegale, segnala la procura, è la distorsione del mercato: Piazza Italia ha potuto praticare prezzi anticoncorrenziali e ha potuto affermarsi sul mercato a scapito di altri operatori.