Storie Web domenica, Aprile 21
Notiziario

«Il provvedimento del Tar del Lazio è immediatamente esecutivo: il Pitesai è annullato. Il governo ora è di fronte a una scelta: se fare appello al Consiglio di Stato oppure riprendere il procedimento dall’inizio, tenendo conto delle istanze degli operatori e dell’interesse nazionale all’approvvigionamento energetico». Così spiega le conseguenze della sentenza del Tar del Lazio l’avvocato Fabio Cintioli, dello Studio Cintioli & Associati, che ha seguito il ricorso depositato all’inizio del 2022, dopo l’approvazione del Pitesai, da Gas Plus e da Società Padana Energia, azienda che lo stesso gruppo Gas Plus ha acquisito nel 2010 da Eni e che controlla asset di estrazione, trattamento e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi nella Pianura padana.

Un nuovo Piano

«Poiché sono stati ravvisati vizi emendabili, l’effetto naturale della sentenza potrebbe essere un nuovo Piano, che l’amministrazione dovrebbe riscrivere seguendo criteri di salvaguardia del territorio e soprattutto finalmente ascoltando anche gli operatori, le associazione ambientali e tutti i portatori di interessi. Se invece la scelta è quella dell’appello, andremo a discutere convinti delle nostre ragioni davanti al Consiglio di Stato. Con un esito che possiamo prevedere potrebbe arrivare entro circa un anno», continua l’avvocato.

Mappatura mancata

Cintioli prova a sintetizzare alcune delle motivazioni con cui il tribunale amministrativo ha accolto le istanze delle due aziende ricorrenti: «La legge in base alla quale il Piano è stato adottato prevedeva un’identificazione e la realizzazione di una mappatura puntuale delle aree idonee o meno all’estrazione di idrocarburi sul territorio e sui mari nazionali. Questo non è stato fatto nel Pitesai: il Piano infatti al posto di produrre una cartografia dettagliata, accumula una serie di vincoli preliminari diversi, spesso molto astratti, che incrociati tra loro rendono la maggioranza del territorio italiano di fatto “non idonea”. Inoltre lascia le scelte finali alle amministrazioni territoriali, sulla base di una ambigua analisi costi-benefici, così creando una rete di criteri ostativi che nei fatti paralizza le attività. Anche quelle di concessioni storiche e presenti sul territorio da decenni e che producono per lo Stato ricchezza tributaria e per l’intero Paese preziosa energia in un momento storico in cui di energia l’Italia ha un gran bisogno».

Comparto industriale

Un altro dei punti rilevati è il mancato coinvolgimento degli operatori della filiera e dei portatori di interesse: «Un intero comparto è stato mortificato. Non solo il Piano non è stato redatto in concerto con l’allora Ministero dello Sviluppo economico, ma non è stata nemmeno ascoltata la categoria imprenditoriale interessata, a cui non è stata data la possibilità di intervenire, con vincoli inseriti in fase di approvazione senza averli prima discussi. In realtà erano state sollecitate le osservazioni del settore, e Assorisorse ha prodotto un documento di 80 pagine sul tema. Tuttavia la decisione ministeriale è arrivata 24 ore dopo, quindi è sorto il dubbio che non siano state adeguatamente valutate prima dell’approvazione, come osservato dal Tar».

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