Storie Web mercoledì, Febbraio 18
Per le nuove generazioni, il museo deve diventare il luogo delle narrazioni

Un’offerta e una domanda che fanno fatica a dialogare ma le cui potenzialità d’incontro permetterebbero uno scatto in avanti da parte dei musei nel coinvolgere di più il segmento meno considerato in Italia nella fruizione museale, ovvero i giovani dalla scuola secondaria di secondo grado all’inizio dell’età lavorativa. È questo l’obiettivo che si fa strada dalla terza edizione del Forum giovani e musei, realizzato nell’ambito di un accordo siglato nel 2024 fra la Direzione generale musei e la società benefit Among, in collaborazione con Musei in Comune Roma e Icom.

Se il profilo del visitatore tipo emerso dalla ricerca è chiaro – laureato, under 25, che vive in un contesto metropolitano – meno evidente è il modo con cui i musei potrebbero aumentarne la partecipazione. «Siamo in una sorta di cortocircuito biunivoco – commenta Annamaria Gimigliano, coordinatrice del Forum – perché i giovani vengono visti come un pubblico difficile ed effettivamente i giovani chiedono contenuti difficili, capaci di affrontare anche le tematiche più delicate della contemporaneità. Ma affrontare questo tipo di argomenti significa rinunciare all’approccio generalista e un po’ enciclopedico che oggi caratterizza la divulgazione museale. Così i giovani non trovano quello che cercano, i musei fanno fatica a offrirlo e la distanza rischia di aumentare».

Motivazioni e barriere

La principale motivazione che spinge a visitare gallerie, mostre, esposizioni, pinacoteche resta il desiderio di imparare qualcosa di nuovo (almeno per il 75% dei partecipanti all’indagine), ma l’esperienza più bella si concretizza solo se qualcuno aiuta a gestire il sovraccarico cognitivo che i musei presentano. «C’è una forte richiesta di coinvolgimento da parte dei giovani, che spesso viene intesa erroneamente come interattività tecnologica», sottolinea Gimigliano. In realtà, coinvolgimento per gli under 30 significa «trovare qualcosa che parla a loro o di loro, in quanto sono attratti dal poter entrare dentro le storie, dentro l’esperienza di qualcuno».

Per due giovani su tre, che vivono fuori dalle grandi città, la visita museale rientra fra le attività da svolgere durante le vacanze il cui costo economico è, per lo più, a carico di altri. «In questo modo non ci si rende conto del prezzo del biglietto – aggiunge Gimigliano – un po’ perché fino ai 25 anni l’ingresso è gratuito, a due euro per i musei statali o, comunque, calmierato con offerte ad hoc. Gli over 25, invece, fanno molta più attenzione perché iniziano a lavorare e a mantenersi da soli». Per il 36% di loro, infatti, la principale barriera nella frequentazione è di tipo economico: 10 euro è la soglia che non si dovrebbe mai superare per il prezzo del biglietto.

L’esempio dei Musei civici di Roma

Proporre un palinsesto eclettico e variegato, puntando a tenere insieme costi abbordabili e buona qualità dei servizi potrebbe essere, secondo Ilaria Miarelli Mariani, direttrice dei Musei civici di Roma Capitale, il passo in più da fare per aumentare l’appeal delle realtà museali agli occhi dei ragazzi e aiutarli a familiarizzare con luoghi tutt’altro che vecchi e polverosi. «Bisogna sicuramente evitare di fossilizzarsi su modelli ormai superati e una concezione di museo limitata all’aspetto della conservazione», nota. «Quindi non fissarsi unicamente sulle attività tradizionali e, al di là delle mostre, aprirsi a proposte alternative, almeno rispetto a quel che ci si aspetta da un museo. Provando a studiare gli interessi dei target giovani e spingendosi a usare grammatiche affini ai loro gusti. Come il multimediale, il gaming, il fumetto o la street art».

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