Storie Web giovedì, Febbraio 12
Per la pelle un altro anno difficile, ma i distretti d’eccellenza attraggono investimenti

Continua la sofferenza dell’industria conciaria italiana, leader mondiale per qualità e innovazione, penalizzata soprattutto dalla contrazione dei volumi di scarpe e borse attuata dai grandi marchi del settore moda. Le concerie in questi giorni espongono le nuove collezioni al salone internazionale Lineapelle (a FieraMilano-Rho fino al 13 febbraio, 848 espositori in arrivo da 33 Paesi, di cui 430 concerie) con la speranza di cogliere quei segnali di ripresa che, ormai da mesi, sembrano manifestarsi per poi dissolversi di nuovo.

Anche il 2025 si è chiuso in flessione: le stime di Unic, l’Unione nazionale industria conciaria, indicano -3,6% la produzione, -5% il fatturato e -6% l’export. La contrazione segue un 2024 chiuso con 4,1 miliardi di euro di ricavi (-4,5%) di cui 2,8 miliardi all’export (-3,6%).

Ora la parola magica è “ripartire”. «Il 2026 sarà meno peggio del 2025, ma siamo ancora col segno negativo», ha spiegato Fabrizio Nuti, presidente di Unic e azionista del gruppo Nuti Ivo, uno dei nomi più importanti del distretto conciario di Santa Croce sull’Arno (Pisa), controllato dal colosso francese del lusso Lvmh. Anche l’altro grande gruppo francese del lusso, Kering, ha fatto a più riprese shopping in Toscana (nel novembre 2024 Gucci è salito al 100% del gruppo Colonna che controlla Marbella Pellami, Conceria 800 e Falco Pellami), ma ora la ristrutturazione annunciata dal ceo Luca de Meo per risollevare i conti preoccupa, e non poco, anche i conciatori. «La fiera si apre in un contesto difficile», dice Fulvia Bacchi, ceo di Lineapelle.

Qualche (piccolo) elemento positivo in ogni caso c’è, come il ritorno dell’abbigliamento in pelle – unica voce col segno “più” dell’export 2025 della moda uomo – che si è visto in abbondanza nelle sfilate d’inizio anno.

Ma soprattutto c’è l’attrattività per gli investimenti che, nonostante 30 mesi di crisi, il distretto conciario di Santa Croce continua a esercitare. Le ultime due operazioni sono la nascita ex-novo della conceria SanPietro guidata dai fratelli Matteo e Giacomo Montanelli, 32 e 37 anni, terza generazione di una famiglia di conciatori, che parte con l’obiettivo di produrre pelli di vitello per le aziende di moda che fanno il lusso “vero”, quello di fascia altissima; e l’investimento da 30 milioni di euro avviato da Chanel con le famiglie Volpi e Campelli, riuniti nella joint venture Volfoni, per triplicare la produzione a San Miniato (Pisa) e costruire un biodigestore per smaltire i sottoprodotti.

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