Storie Web giovedì, Febbraio 29
Notiziario

Una spesa per pensioni al 16,5% del Pil, tenendo conto degli assegni di vecchiaia di reversibilità, un «lungo periodo di transizione» prima di arrivare a un sistema al 100% di tipo “contributivo”, un continuo rincorrersi di deroghe per tenere aperte le vie di pensionamento anticipato che impediscono la piena attuazione della legge Fornero e un rapido invecchiamento della popolazione. A sintetizzare criticità e zone d’ombra della previdenza è l’ultimo rapporto Ocse sull’economia italiana in cui si sottolinea la necessità di contenere subito i costi delle pensioni per limitare, insieme ad altri accorgimenti, la corsa della spesa pubblica ed evitare così al nostro debito di arrivare già nel 2040 al 180% del Pil. Proprio per questo motivo da Parigi arriva anche una ricetta per rendere già nel breve periodo maggiormente sostenibile il nostro sistema previdenziale, che parte da tre interventi: la graduale eliminazione dei «regimi di pensionamento anticipato», l’introduzione di una soglia anagrafica per l’accesso al trattamento di reversibilità vicina a quella “generale”, un prelievo di solidarietà sulle pensioni più alte «non giustificate da elevati contributi versati».

Spesa per pensioni sempre in crescita fino al 2040

Nel rapporto si fa notare che la riforma Dini, che ha previsto l’adozione del metodo contributivo a partire dal 1996, prevede un lungo periodo di transizione che consentirà di realizzare “in toto” i risparmi previsti non prima del 2040. E il dossier sottolinea che proprio fino al 2040 la spesa previdenziale, tenendo conto degli assegni di vecchiaia e di reversibilità. Oggi al 16,5% del Pil («tra le più elevate dell’Ocse») continuerà a crescere a causa del previsto rapido invecchiamento della popolazione e dei generosi livelli delle prestazioni assicurati dal metodo retributivo (e da quello “misto”) che permettono a chi ne beneficia di averte un reddito medio superiore del 3% a quello della popolazione.

L’Ocse: necessarie correzioni all’attuale sistema pensionistico

«Data la necessità di risanare le finanze pubbliche e di riorientare le priorità di spesa verso settori favorevoli alla crescita, il governo dovrebbe riesaminare le opzioni per limitare la spesa pensionistica nei prossimi decenni», si legge nel report. Che evidenzia anche come la «piena attuazione» della riforma Fornero sia stata di fatto rinviata «con l’adozione di regimi di pensionamento anticipato ad hoc» come le Quote (100, 102 e 103).

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Le vie d’uscita anticipate vanno gradualmente eliminate

Sostanzialmente l’Ocse invita il governo italiano a «eliminare gradualmente» i canali di uscita anticipata, come peraltro già fatto con Quota 100. Uno stop, quest’ultimo, che, anche se il rapporto non lo dice esplicitamente, dovrebbe interessare anche Quota 103: la possibilità di uscita con 62 anni d’età e 41 di versamenti, consentita ora dalla legge di bilancio attualmente in vigore solo con alcune “penalizzazioni”, a partire dall’adozione del metodo contributivo.

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