Questa è una vigilia di Pasqua per il Papa fatta di contatti, appelli, telefonate diplomatiche. Leone ha sentito ieri il presidente israeliano Isaac Herzog tornando a chiedere la fine del conflitto. C’è stata una telefonata anche con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che lo ha invitato a Kiev, e insieme hanno auspicato il raggiungimento di «una pace giusta e duratura». La più importante festa per i cristiani, la Pasqua, si celebrerà, in diverse parti del mondo sotto le bombe e Leone non rinuncia a lanciare di nuovo il suo monito per mettere fine a tanta morte e distruzione. Parole che segnano anche la tradizionale Via Crucis al Colosseo, la prima di Leone, nella quale c’è tutta la drammatica attualità di questi giorni: le guerre, i massacri, i genocidi, le madri che piangono i figli, i bambini ai quali è stata rubata l’infanzia.

Appello ai potenti per la pace

«C’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti», si legge nel testo preparato da padre Francesco Patton, il francescano ex Custode di Terra Santa, ma «ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto», primo tra tutti “il potere di avviare una guerra o di terminarla». Il Venerdì Santo è cominciato con il rito della Passione nel quale Papa Leone a capo scoperto si è prostrato a terra e poi scalzo ha baciato la croce, in segno di penitenza ma anche per implorare a Dio la fine delle ingiustizie nel mondo.

Al Colosseo

Il rito della Via Crucis, in serata, si è tenuto come da tradizione nel luogo simbolo del martirio cristiano: il Colosseo. Alla cerimonia hanno partecipato quasi 30mila fedeli. E per la prima volta un Pontefice ha scelto di portare la croce in tutte le quattordici stazioni. «Un segno importante», aveva spiegato qualche giorno fa, nel quale preghiera e appello alla pace si uniranno. E Leone fa sue le parole di San Francesco, il santo della pace, del quale quest’anno si celebrano gli ottocento anni dalla morte: «Concedi a noi miseri di fare, per tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi».

Il dolori della guerra

La guerra, con i suoi dolori, è rievocata per tutto il percorso. E si avvertono soprattutto le ferite vissute dalla Terra Santa, come di altre zone del mondo in guerra. E scorrono le immagini viste e riviste negli ultimi anni: dai prigionieri privati di dignità agli ostaggi, dai morti sotto le macerie senza degna sepoltura alla madri che piangono figli «falcidiati nelle zone di guerra».

La telefonata con Herzog

La giornata del Papa è cominciata con due importanti telefonate. Innanzitutto quella con Herzog nella quale, ha riferito il Vaticano, «è stata ribadita la necessità di riaprire tutti i possibili canali di dialogo diplomatico, per porre fine al grave conflitto in corso, in vista di una pace giusta e duratura in tutto il Medio Oriente». Nella conversazione «ci si è soffermati sull’importanza di proteggere la popolazione civile e di promuovere il rispetto del diritto internazionale e umanitario». Di tono diverso è il resoconto del presidente israeliano che tiene a comunicare che con il Papa ha parlato della «continua minaccia di attacchi missilistici da parte del regime iraniano e dei suoi proxy terroristici contro persone di tutte le fedi. Ho ricordato i recenti attacchi missilistici iraniani su Gerusalemme che sono caduti nell’area di siti sacri per cristiani, musulmani ed ebrei».

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