
Blocco navale, il ritorno del “sistema Albania”, con la possibilità, «laddove esistono accordi con Paesi terzi sicuri, di trasferire persone in luoghi diversi per effettuare le procedure d’asilo», ma anche una stretta sui ricongiungimenti familiari. Sono alcune delle norme che potrebbero entrare nel ddl immigrazione che è atteso mercoledì 11 febbraio sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il provvedimento in preparazione punta – tra le altre cose – a dare attuazione al Patto europeo Migrazione e Asilo, che entrerà in vigore a giugno, e al suo interno confluiranno una serie di norme stralciate dal disegno di legge sulla sicurezza, approvato la scorsa settimana.
Il blocco navale
Tra le misure, il cosiddetto “blocco navale”, cioè la possibilità di interdire – per non più di 30 giorni, prorogabile fino a un massimo di sei mesi – l’attraversamento del limite delle acque territoriali, «nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale intesa come rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi», ma anche di «pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini». In questi casi i migranti possono essere «condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi». Dovrebbe poi rientrare anche la stretta sui ricongiungimenti familiari, mentre non è chiaro se ci sarà la cosiddetta norma “salva Almasri”, che era contenuta nelle bozze del ddl sicurezza e prevedeva «la consegna allo Stato di appartenenza di persona pericolosa per la sicurezza nazionale o per la compromissione delle relazioni internazionali».
La visita di Piantedosi a Tripoli
Intanto lunedì 9 il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è volato a Tripoli dove ha incontrato il suo omologo libico Emad Mustafa Trabelsi e il primo ministro Abdulhamid Dbeibah. E nei prossimi giorni potrebbe vedere anche l’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar. «Il dialogo costante e la cooperazione con le autorità libiche rappresentano un elemento fondamentale per affrontare in modo efficace e responsabile le sfide comuni legate innanzitutto alla gestione dei flussi migratori», ha sottolineato Piantedosi, spiegando che «l’Italia continuerà a sostenere, in raccordo con l’Ue e gli altri partner internazionali, iniziative orientate al consolidamento della cooperazione con particolare riferimento ai programmi di rimpatri volontari assistiti e alle iniziative per il controllo delle frontiere terrestri e marittime». Una visita ufficiale per «promuovere la cooperazione bilaterale tra i due Paesi» ha sottolineato il ministero dell’Interno libico. E mentre dai dati del Viminale si registra un calo degli arrivi via mare nei primi 40 giorni del 2026 (1.813, pari a -56,38% rispetto ai 4.156 dello stesso periodo dello scorso anno) con una diminuzione anche sulla tratta della Libia (che resta comunque la principale), l’Agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni ha dato notizia di un nuovo naufragio al largo delle coste libiche: 53 persone risultano disperse a causa di un’imbarcazione che si è ribaltata a nord di Zuwara il 6 febbraio. Tra i dispersi anche bambini.