Storie Web mercoledì, Febbraio 28
Notiziario

Cresce la preoccupazione dei produttori ortofrutticoli, per le conseguenze commerciali legate al blocco del Canale di Suez. Mediamente l’Italia destina al Medio Oriente e al Sud-Est asiatico rispettivamente circa 150 mila tonnellate e oltre 80 mila tonnellate di ortofrutta, che in valore rappresentano, complessivamente, oltre 300 milioni di euro.

L’entità del danno è facilmente quantificabile: la circumnavigazione dell’Africa cui sono obbligate le merci e il conseguente allungamento dei tempi di consegna (circa venti giorni), concorre ad un aumento dei costi fino a 1.500 dollari a container, che si riflette sul prodotto con rincari fino a oltre 10 cent di euro al chilogrammo, andando necessariamente a ledere la competitività dell’ortofrutta italiana su quei mercati.

«Per i prodotti freschi come l’ortofrutta il transit time è particolarmente significativo –commenta Cso Italy, dando voce ai propri associati, che rappresentano le più importanti aziende del settore ortofrutticolo in termini di volumi esportati – poichè, oltre ad incidere sui costi, incide pesantemente sulla shelf-life».

Anche dalla durata del blocco dipenderà la quantificazione del danno, pertanto la preoccupazione cresce.«In questo momento per una consegna siamo passati dai 30-35 giorni ai 55-60», dichiara Mauro Laghi, direttore generale di Alegra, gruppo che coordina circa tremila cooperative e imprese agricole italiane da Nord a Sud del Paese, con un fatturato consolidato nel 2022 di 184 milioni di euro. «E questo allungamento dei tempi determina anche una sovrapposizione con le produzioni primaverili dei luoghi cui sono destinati i nostri prodotti», prosegue.

Tali criticità hanno indotto molti operatori a rinunciare ai mercati di Medio ed Estremo Oriente e questo vale per mele, kiwi, arance, considerati i nostri campioni dell’export. «A oggi abbiamo perso 4-5 container a settimana – prosegue Laghi – ovvero 100 tonnellate di prodotto a settimana, che devono trovare necessariamente uno sbocco in Europa».

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