
Si parte dalla lente periscopica. Ed è una scelta politica. A 799 euro, OPPO decide che la differenza, nella fascia medio-alta, non la fa la potenza bruta ma lo sguardo. Abbiamo provato Oppe Reno 15 Pro un telefonino che nasce per le esigenze di chi viaggia e ama la fotografia. Monta un tele periscopico da 50 megapixel con zoom 3,5x pensato per i ritratti. Focale “giusta”, intorno agli 85 mm equivalenti. Traduzione: volti più naturali, sfondi più morbidi, meno distorsioni. Una cosa da telefono costoso, infilata sotto la soglia psicologica dei mille euro.
Poi arriva il numero grosso: 200 megapixel per la camera principale. È il solito gioco dei grandi numeri, ma qui ha un senso pratico. Scatti larghi, poi ritagli. Come girare in 8K per montare in 4K. Non è magia, è margine di manovra. Il software fa il resto, a volte anche troppo: le foto sono pulite, luminose, pronte per i social. Meno ruvide, meno “vere”. È un telefono che preferisce Instagram alla stampa.
Davanti OPPO spinge forte sul concetto di creator in viaggio. Selfie ultra-wide da 50 megapixel, 100 gradi di campo visivo. Dentro tutto: persone, paesaggi, contesto. È la risposta allo smartphone che cade tentando l’inquadratura perfetta col bastone. Qui basta allungare il braccio.
Il corpo è compatto, 6,32 pollici. Una rarità nel 2026. Sta in mano, non scappa. È anche blindato: IP66, 68 e 69. Pioggia, sabbia, mani bagnate. Il telefono va avanti. La batteria da 6.500 mAh è una di quelle che ti dimentichi di ricaricare. L’80 watt serve solo a toglierti il pensiero.
Il processore MediaTek Dimensity 8450 è solido, affidabile, ma non è un motore da Formula 1. Spinge bene, non scalda troppo, ma a 799 euro qualcuno guarderà altrove in cerca di più cavalli. Anche perché manca la ricarica wireless e il display, pur ottimo, non è LTPO. Dettagli? Sì. Ma in questa fascia i dettagli pesano.