Storie Web giovedì, Febbraio 5
OpenAI si lancia nella concorrenza ai “chip cerebrali” di Neuralink

Sulla scena dei chip impiantabili nel cervello si è affacciata una nuova sfidante per la Neuralink di Elon Musk: come riporta la rivista Nature sul suo sito, si tratta di un’azienda sempre americana chiamata Merge Labs, che vede tra i suoi finanziatori anche OpenAI.

Merge Labs punta, però, su una tecnologia diversa, che richiederà ancora decenni per essere sviluppata: gli ultrasuoni. Gli ultrasuoni sono alla base delle classiche ecografie, nelle quali le onde sonore rimbalzano sui tessuti per costruire un’immagine interna del corpo. Nell’approccio di Merge Labs, invece, gli ultrasuoni devono rimbalzare su oggetti in movimento, le cellule del sangue: quando i neuroni sono molto attivi, infatti, aumenta anche il flusso sanguigno, e ciò fornisce una stima delle aree in funzione in quel momento. Si tratta, però, di una misura indiretta dell’attività cerebrale, che rende il metodo relativamente lento e impedisce di leggere le intenzioni del paziente in tempo reale.

Gli ultrasuoni possono essere utilizzati anche per stimolare i neuroni: quando più fasci vengono concentrati in un unico punto, le onde modificano la pressione attorno alle cellule e ne alterano la frequenza di scarica.

I campi di utilizzo: dall’acufene ai disturbi alimentari

Nature afferma che Merge Labs ha accennato alla possibilità di combinare questi ultrasuoni concentrati con la cosiddetta sonogenetica, che utilizza l’ingegneria genetica per rendere specifiche cellule ancora più reattive alle onde sonore.

L’approccio di Merge Labs sarebbe meno invasivo rispetto ai dispositivi usati dalla Neuralink, poiché i sensori possono essere posizionati appena al di sotto del cranio, anziché in profondità nel cervello. Inoltre, mentre gli elettrodi possono interagire solo con le ristrette aree del cervello nelle quali sono localizzati, gli ultrasuoni hanno un raggio d’azione più ampio e possono monitorare e stimolare più siti contemporaneamente. Questo potrebbe rivelarsi utile per trattare disturbi che coinvolgono diverse aree, come acufene, depressione, dipendenza e disturbi alimentari.

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