Storie Web domenica, Gennaio 18
Nove anni fa la tragedia di Rigopiano, la sentenza dell’appello bis è attesa l’11 febbraio

Nove anni fa 29 persone rimasero uccise il 18 gennaio 2017 da una valanga di neve e detriti che travolse e distrusse l’Hotel Rigopiano di Farindola. Morirono 11 dipendenti della struttura e 18 ospiti. Furono 11 i sopravvissuti. Mancavano pochi minuti alle 17 quando la valanga del peso di circa 120mila tonnellate travolse e distrusse il resort che sorgeva a 1.200 metri di altitudine, sul versante pescarese del Gran Sasso. Nell’hotel quel giorno c’erano 40 persone, tra cui quattro bambini.

I ritardi nei soccorsi

L’allarme venne lanciato, tramite cellulari, da due persone che si trovavano all’esterno della struttura: l’operaio manutentore dell’albergo Fabio Salzetta e un ospite, Giampiero Parete, che sotto le macerie aveva la moglie e i figli. Si trovavano tutti e due fuori dalla struttur: Salzetta era nel locale caldaia e Parete presso la propria auto. La macchina dei soccorsi si attivò con grave ritardo, solo dopo le 19:30, in quanto le prime telefonate non vennero considerate attendibili dalla prefettura di Pescara, anche a causa delle informazioni contrastanti fornite dal direttore dell’albergo che si trovava in un’altra località. I soccorsi arrivarono con grande ritardo, dopo circa 20 ore dalla valanga, a causa dell’isolamento dovuto ada una parte alla neve e dall’altra alle condizioni meteo estreme. Le prime squadre di soccorso alpino che raggiunsero l’hotel solo all’alba del 19 gennaio, dopo un difficile percorso a piedi con sci e ciaspole. Solo due persone fra un sopravvissuti si trovavano fuori dall’albergo. Gli altri superstiti che vennero estratti vivi si trovavano al piano terra dell’edificio: cinque nella nella sala da biliardo, salvate il 20 gennaio, quattro nell’area del camino del bar (salvate la mattina del 21 gennaio). Le persone decedute erano in cucina (10), nella hall (17) e due nell’area del camino.

La commemorazione a Rigopiano

«Una ferita aperta e sanguinante, ricordano i parenti delle vittime, che si sono dati appuntamento alle ore 15 per ricordare la tragedia. Una giornata di raccoglimento e memoria nel luogo in cui, come scrivono sui social, «fu l’inizio della fine». E fanno appello a una «rinnovata richiesta di verità e giustizia». Si partirà con una fiaccolata fino all’obelisco. Seguirà l’alzabandiera con il silenzio intonato dalla tromba, con la deposizioni di fiori e di corone. Alle 16:15 la messa sul luogo della tragedia, con la lettura dei nomi delle 29 vittime e la deposizione di 29 rose bianche. Alle 16:49, orario in cui la valanga raggiunse l’hotel, il coro Pacini di Atri intonerà il ’Signore delle Cime’ e 29 palloncini bianchi verranno liberati in cielo.

Un momento della cerimonia per l’anniversario della tragedia dell’hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), travolto e distrutto, il 18 gennaio del 2017, da una valanga che provocò la morte di 29 persone. (ANSA/Ufficio Stampa Regione Abruzzo)

I nomi delle 29 vittime

Nell’hotel quel giorno c’erano 40 persone, tra cui quattro bambini. Morirono 29 persone: la più giovane aveva 22 anni, il più grande 60. Ecco i nomi delle vittime, per non dimenticare: Valentina Cicioni, Marco Tanda, Jessica Tinari, Tobia Foresta, Bianca Iudicone, Stefano Feniello, Marina Serraiocco, Domenico Di Michelangelo, Piero Di Pietro, Rosa Barbara Nobilio, Sebastiano Di Carlo, Nadia Acconciamessa, Sara Angelozzi, Claudio Baldini, Luciano Caporale, Silvana Angelucci, Marco Vagnarelli, Paola Tomassini, Linda Salzetta, Alessandro Giancaterino, Cecilia Martella, Emanuele Bonifazi, Luana Biferi, Marinella Colangeli, Alessandro Riccetti, Ilaria Di Biase, Roberto Del Rosso, Gabriele D’Angelo, Dame Faye.

La mamma di Ilaria di Biase: il nostro cuore urla giustizia

Tra le vittime c’era anche Ilaria Di Biase, di Archi (Chieti), che lavorava come cuoca nell’hotel distrutto. «Aveva sogni semplici – ha ricordato la mamma, Mariangela Di Giorgio – e una grande passione per il suo lavoro, svolto con dedizione e amore» .Anche la famiglia di Ilari sarà lì «nel luogo del disastro, con la morte nel cuore e le lacrime negli occhi, perché per noi il tempo non è mai passato. Ogni 18 gennaio è come rivivere tutto da capo. Ilaria non era solo una figlia, era una ragazza piena di vita, che amava cucinare e prendersi cura degli altri. E’ morta mentre faceva il suo lavoro, e questo rende tutto ancora più ingiusto». Ora, scrive sui social, «resta solo una madre che respira a metà, che sopravvive inseguendo una giustizia che probabilmente non arriverà». È «un dolore lacerante , che nessuno può vedere e sentire, un dolore che non passa ma che aumenta con il passare dei giorni, che mi accompagnerìà fino alla fine dei miei giorni. Il nostro cuore urla giustizia. Basta con gli scaricabarile, basta con le responsabilità che si perdono nei tribunali e negli uffici. Chi ha sbagliato deve pagare, per Ilaria e per gli altri 28 angeli di Rigopiano. Non chiediamo vendetta, ma rispetto e verità».

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