
La distribuzione, peggio le città delle campagne
Rispetto alla media nazionale del 15,2%, l’incidenza massima si raggiunge nelle città e nelle aree urbane più densamente popolate dove supera il 16%. Mentre risulta inferiore al 15% sia nei comuni a densità intermedia (14,7%) che in quelli rurali (14,4%).
«Le difficoltà educative trovano un ulteriore riflesso nella condizione dei Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Anche in questo caso, il divario territoriale è evidente: Catania (35,4%), Palermo (32,4%) e Napoli (29,7%) registrano i valori più elevati, a fronte di percentuali più contenute nelle città del centro-nord, come Venezia (19,7%), Firenze e Genova (17,7%) e Bologna (17,3%)».
L’esperto
Per Federico Conte, ex presidente dell’ordine degli psicologi del Lazio e oggi presidente nazionale dell’Enpap si tratta di un fenomeno che va analizzato nell’insieme e contestualizzato ai territori. «Noi paghiamo l’assenza di ponti tra il mercato del lavoro e a scuola».Uno dei punti dolenti, secondo l’esperto, è il tema del collegamento tra la scuola, la formazione, il lavoro – dice – sul singolo genera un senso di sfiducia nello Stato, con ricadute anche in ambito sociale». Il rischio finale, dove ci sono meno possibilità e opportunità è che ci sia «una abitudine a sentirsi invisibili». Proprio su questo aspetto, a detta dell’esperto, è necessario lavorare per invertire la rotta.
Il caso spagnolo
Uno scenario in parte simile si registra anche in Spagna, dove il fenomeno dei Neet – noti come ninis – ha carattere strutturale, pur mostrando un trend in progressivo calo dopo il picco raggiunto a seguito della crisi finanziaria del 2008 e durante la pandemia. Secondo Eurostat, la Spagna continua a collocarsi sopra la media europea per quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano.
Il termine ni-ni identifica i giovani tra i 16 e i 29 anni esclusi sia dal sistema educativo sia dal mercato del lavoro. Una condizione che ha assunto dimensioni critiche negli anni più duri della crisi occupazionale: tra il 2012 e il 2015 il tasso di disoccupazione giovanile sotto i 25 anni ha superato il 50%. Dopo aver raggiunto il picco nel primo trimestre del 2013, il dato ha iniziato a ridursi, ma resta elevato: nel primo trimestre del 2025 il tasso di disoccupazione giovanile si attestava al 25,4%.