Storie Web venerdì, Marzo 20

Il suo nome deriva dalla matematica greca, una donna che ha dato la sua vita per la scienza, barbaramente uccisa per la sua influenza sui legami politici e religiosi dell’epoca. Ed ora la sua leggenda continua attraversando secoli di storia per approdare ai giorni nostri, grazie all’innovazione tecnologica per garantire un futuro sempre più digitale.

La startup Ipazia è stata fondata nel 2021 da Giorgio Alverà, manager ex Goldman Sachs, insieme a suo fratello Marco (ex Ceo di Snam che è anche socio della stessa Ipazia). Ed è proprio la start up milanese ad aver superato i big dell’AI americana in WorkArena, un benchmark di riferimento del settore per testare le capacità dei modelli linguistici di risolvere problemi reali.

Cos’è Ipazia e perché potrebbe rivoluzionare le imprese

Una piattaforma capace di fare da ponte tra la ricerca e l’intelligenza artificiale. Soltanto un anno fa i titoli dell’AI, e più in generale i mercati finanziari, furono scossi dal “ciclone” DeepSeek, la startup cinese, apparentemente capace di rivaleggiare con i più avanzati sistemi americani a una frazione del costo di sviluppo e della potenza di calcolo usati dalle altre aziende. Oggi le carte sul tavolo potrebbero cambiare.

Non si tratta di scrivere una poesia o riassumere un testo, ma di eseguire processi di business complessi: navigare liste prodotti, ordinare articoli, recuperare dati da database eterogenei e compilare form.

In questo scenario, denominato L1, – si spiega – Ipazia ha ottenuto un punteggio del 90,3%, staccando Gemini-3 Flash di Google (86,1%), GPT-5 di OpenAI (79,1%) e Claude-4-Sonnet di Anthropic (63,3%).

Condividere.
Exit mobile version