
Questa è una storia (e un’intervista) doppia, di linguaggi e nature intraspecifiche. «Metamorfosi Verde» di Patrick Lacan con i disegni di Marion Besançon (tunué, Euro 34,90, trad.it. Stefano A. Crespi) è una parabola a fumetti, sarebbe piaciuta al professor Umberto Eco, appassionato di graphic novel.
Dopo il Covid-19, spiega Lacan, autore dei testi, «la pandemia ha piantato più concretamente i semi della coscienza della nostra fragilità, la strada si è aperta. Sono stato infermiere per molto tempo, parallelamente al mio mestiere d’autore, ho avuto problemi di salute, sento questa fragilità e la necessità di agire. Per migliorare il nostro rapporto con la Vita, servono parole semplici ma essenziali: amare, accogliere, considerazione, delicatezza, pacificazione, rispetto, respirare, aprire, sperare, raccogliere, sublimare, sentire, reagire, riflettere, pazientare, liberare, affrontare, empatia».
Racconti sulla crisi climatica
Ad aver causato la metamorfosi della storia c’entra il capitalismo, forse l’inquinamento, o la grande dimensione: «Alcune persone continuano a distruggere, per avere sempre maggiori guadagni, maggiore crescita – riflette Lacan -. Qual è il fine se non riempire un vuoto interiore… È un egoismo istituito. Siamo circondati da molta violenza, quando avremmo bisogno di dolcezza. Oggi i messaggi passano meglio quando li si comunica attraverso le belle emozioni. La comprensione della Vita e il ritorno alla comprensione della natura è un’arma poetica, l’unica che durerà. Perché è più profonda emotivamente», aggiunge Besançon: «Siamo nel pieno del cambiamento climatico, al punto di non ritorno. Uno dei modi per affrontarlo, psicologicamente, sarà sviluppare racconti legati a questo cambiamento. Le storie ci aiutano a comprendere la realtà, e a volte ci danno soluzioni concrete, o ci aiutano a immaginare futuri alternativi».
Dall’economia circolare al femminismo
Siamo nell’Era del capitalismo della sorveglianza e dell’isolamento sociale, ma osserva Lacan, «nuove reti si stanno connettendo, senza preoccuparsi del mondo ultraliberale che si agita nelle vicinanze. Come le sotterranee reti di funghi che collegano gli alberi, si stanno formando localmente, lentamente, con la consapevolezza dell’urgente necessità di procedere in modo diverso». Quali?
«Autosufficienza energetica, economia circolare, mutuo soccorso, “diventare se stessi”, genere, sessualità, femminismo… Le donne hanno un rapporto più diretto con la vita, sembrano più interconnesse con la natura e hanno molto da offrire al mondo. Tutti questi sono germogli, ognuno in crescita al proprio ritmo. Ma in modo inesorabile nel lungo termine». Sulla stessa linea, Besançon: «Siamo noi che inventiamo la nostra società, le regole e ciò in cui crediamo; possiamo immaginare anche altro. Siamo degli animali come gli altri e il nostro tempo sulla Terra è limitato; niente di quel che facciamo durerà in eterno, ogni tanto potremmo riconnetterci a questo dato di fatto per ritrovare quello che davvero conta per noi, a livello individuale e collettivo».