
Il 2026 delle materie prime e delle valute dovrebbe seguire la strada già tracciata quest’anno. È l’opinione dei gestori, che tra le commodity continuano a esprimere in maggioranza una preferenza per i metalli preziosi, il rame e l’alluminio e ad avere dubbi sul petrolio. Sul mercato valutario, invece, è idea condivisa che il dollaro Usa resti debole e che lo yen possa essere sostenuto dalla politica monetaria più restrittiva della Bank of Japan, mentre le prospettive sulla sterlina inglese sono più contrastanti, tra chi la vede stabile e chi in potenziale ribasso.
Oro per l’incertezza e rame per la transizione
«Tra le materie prime – afferma Carmine da Fermo, chief investment officer di Sella Sgr – segnaliamo l’oro, che può diversificare il portafoglio in contesti volatili, con alti deficit fiscali e tassi reali in calo. Inoltre, il prezzo dell’oro è sostenuto dagli acquisti delle banche centrali e dal dollaro debole. Troviamo interessante anche il rame, per via della forte domanda legata alla transizione energetica, dai processi di elettrificazione e dallo sviluppo dei data center per l’intelligenza artificiale. L’offerta limitata, infatti, crea un rischio di deficit strutturale, che spinge la quotazione. Viceversa, crediamo che sia da evitare il petrolio, che presenta uno scenario debole a causa di un eccesso di offerta da parte dei produttori non Opec+, a fronte di una domanda industriale meno dinamica».
Dollaro sottotono
Le previsioni sulle valute indicano un generale indebolimento atteso del dollaro Usa nel medio periodo, principalmente a causa dei tagli dei tassi della Federal Reserve e dei deficit statali. Lo conferma Gianluca Ungari, responsabile investimenti per l’Italia di Vontobel Institutional Clients, che ritiene che il dollaro continuerà a svalutarsi nei confronti sia delle valute dei Paesi sviluppati, sia di quelli emergenti. E lo pensa anche Stefano Gianti, analista di Swissquote, che precisa: «Il quadro del dollaro Usa presenta ancora debolezza e la possibilità di moderati ribassi contro euro». C’è qualcuno, però, che ha una visione più positiva sul biglietto verde. L&B Capital Sgr, infatti, intravede dei rischi di ripresa dell’inflazione negli Stati Uniti nel corso del prossimo anno, che potrebbero alimentare una ripresa del dollaro.
Yen, rivalutazione a tendere
Anche lo yen non appare particolarmente appetibili nel breve termine, ma suscita attenzione e potrebbe iniziare a rafforzarsi. L&B Capital Sgr specifica che potrebbero crearsi opportunità di acquisto in caso migliorassero le prospettive di crescita in uno scenario di attenuazione dell’inflazione. Manuel Pozzi, direttore investimenti di M&G Investments, spiega che la divisa giapponese, al momento, è caratterizzata da debolezza strutturale, ma che un eventuale cambio di regime sui tassi potrebbe innescare gli acquisti e favorire una rivalutazione.
Sterlina redditizia, ma vulnerabile
Lo scenario della sterlina è più complicato e genera valutazioni differenti. In generale, la struttura economica e fiscale attuale del Regno Unito pesa sulla moneta inglese, ma qualche casa di investimento, come Nordea, ne apprezza i tassi di interesse nettamente superiori a quelli dell’area euro.