
Dal traffico del quartiere Prati di Roma, scendendo le scale all’esterno di un sontuoso palazzo dove il glicine si arrampica fra stucchi di volti di donna, c’è l’ingresso di un antro contemporaneo: conduce nell’atelier di Le Sibille, laboratorio di gioielli in micromosaico che da 35 anni porta nel mondo le sue preziose creazioni, concentrati di storia, cultura e alto artigianato della città.
«Abbiamo scelto questo nome perché le Sibille sono l’emanazione dell’energia femminile, ci ispira in particolare quella Cumana» spiega Francesca Neri Serneri: è la fondatrice e direttrice creativa dell’atelier, che conduce insieme a Camilla Bronzini, che si occupa della direzione amministrativa, e Antonella Perugini, impegnata nella produzione e nella direzione operativa. «Ci siamo incontrate da ragazze nella Scuola di Arti Ornamentali di via di San Giacomo (storico indirizzo per la formazione di orafi della Capitale, ndr), e da lì nel tempo, frequentando fiere in tutto il mondo e con una filosofia ben precisa, siamo riuscite a diventare una realtà apprezzata in tutto il mondo».
A dar vita ad anelli, orecchini, spille, ciondoli, pezzi di alta gioielleria che richiedono settimane di lavoro e più accessibili bijoux, sono i minuscoli (nell’ordine di frazioni di millimetro) filamenti di pasta vitrea, lavorati, tagliati e incastonati per formare, appunto, mosaici minuti: «È un’arte fondata in Vaticano, poco distante da qui, nella seconda metà del Settecento, per proteggere gli affreschi della basilica che si stavano deteriorando – spiega Neri Serneri -. Poi, è diventata più democratica, diciamo, quando la famiglia di orafi Castellani, di cui dicono che siamo un po’ le eredi, iniziò a proporre souvenir in micromosaico ai turisti che nell’Ottocento venivano a Roma».
A far la differenza con il passato è, appunto, la filosofia di Le Sibille: «Per noi un gioiello è una creazione alchemica, racchiude la potenza creatrice degli elementi, a partire dal fuoco, ma anche dal metallo. Con questi gioielli vogliamo proporre non solo qualcosa di bello e prezioso, ma una sorta di talismani, creazioni dell’ingegno umano, che è capace di trasformare gli stessi elementi in altro, in arte», nota l’imprenditrice.
Così, la relazione con l’universo creatore è raccontata dalla collezione Galaxies, nella quale i colori dei micromosaici rievocano quelli del cosmo e che culmina in una spilla-pianeta dove le micro tessere e pietre preziose come l’opale di fuoco messicano, zaffiri, diamanti e rubini formano una superficie dalla texture lunare. La potenza generatrice della natura, legata al femminile, è racchiusa negli anelli con api, piccole rane, tralci di rami di ciliegie, i simboli sacri dello scarabeo egizio e del fiore di loto del Buddhismo. La peculiarità creativa dell’essere umano è esaltata anche nell’omaggio alle sue opere: il ciondolo con la Porta Santa della basilica di San Pietro, pezzo unico realizzato per il Giubileo 2025, l’anello con la cupola di Michelangelo della stessa chiesa cuore del cattolicesimo e quello con il Leone di San Marco. C’è l’omaggio agli scriptoria medievali con anelli che ne richiamano la forma dei tavoli e recano immagini in miniatura della Divina Commedia.