Si aggrava la posizione dei sei indagati che, dopo la morte del piccolo Domenico, ora dovranno rispondere di omicidio colposo. «Ho fatto tutto ciò che era professionalmente e umanamente possibile», sono state le parole del cardiochirurgo, Guido Oppido, che eseguì il trapianto di un organo risultato danneggiato sul bambino. «Voglio giustizia. Voglio la verità, tutta la verità, ora basta. Devo avere giustizia per mio figlio, me lo devono». Così Patrizia, la mamma del piccolo Domenico.
La vicenda
A cercare la verità e le responsabilità sono la procura di Napoli e i carabinieri del Nas. Sei al momento gli indagati, tra medici e infermieri del Monaldi, cui oggi sono stati sequestrati i cellulari e notificati gli avvisi di garanzia. La precedente ipotesi di reato, lesioni colpose gravissime, si aggraverà in omicidio colposo. Sembrano imminenti anche altre iscrizioni nel registro degli indagati: sotto la lente le modalità di espianto del cuore, a Bolzano, le modalità di trasporto a Napoli e i motivi per cui l’operazione si è svolta senza verificare le condizioni dell’organo. Nei prossimi giorni l’autopsia, giovedì o venerdì dovrebbero svolgersi i funerali.
Il legale della famiglia
A parlare è anche il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi: «A parer di questa difesa si spera che una volta concluse le indagini si proceda per omicidio volontario non per omicidio colposo. Dall’esame della cartella clinica ci sono tutti i presupposti per configurare il dolo eventuale, che comporta l’omicidio volontario».
Fuori dall’ospedale Monaldi di Napoli, dove il piccolo era ricoverato dal 23 dicembre, un commosso memoriale con fiori e biglietti. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ricordato il piccolo e ha sollecitato «le autorità competenti a fare piena luce».
