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Esplosione nella centrale idroelettrica di Suviana



14 Aprile 2024



7:00

L’ultima vittima della tremenda esplosione che ha colpito la centrale di Bargi, sul lago di Suviana è Vincenzo Garzillo, napoletano di 68 anni che era stato richiamato dalla pensione come consulente. La figlia a Fanpage: “È uscito come capitano”.

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È entrato per primo, come capitano, ed è uscito come capitano. Non ha abbandonato mai la sua nave, mai“. Sono passate poco più di 24 ore da quando i soccorritori hanno ritrovato e portato in superfice l’ultima delle sette vittime dell’esplosione che ha colpito la centrale di Bargi, sul lago di Suviana. Vincenzo Garzillo, 68 anni, è stato l’ultimo a essere trovato. E forse non poteva essere altrimenti, secondo il racconto di sua figlia Fara. “Mio padre ha sempre amato il suo lavoro. L’ha dimostrato restando lì fino all’ultimo. Primo a entrare, ultimo a uscire“.

Sono ore difficili a Pianura, periferia occidentale di Napoli, dove Vincenzo viveva con la sua famiglia. Era andato in pensione due anni fa, dopo una lunga carriera in Enel. Aveva conosciuto da ragazzo sua moglie, Patrizia. Lui 16 anni, lei 14. È proprio lei a raccontarlo, mentre ripercorre con la mente tutte le centrali in cui aveva lavorato suo marito in giro per il mondo.

Poteva restare sul divano di casa sua a guardare la tv, invece ha accettato di mettere la sua esperienza al servizio degli altri“, aggiunge la figlia. “Amava il suo lavoro. Competenze e professionalità come le sue sono difficili da trovare“. Ecco perché, nonostante fosse in pensione, ha accettato di tornare come consulente, spiega Fara Garzillo.

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Con lei lo raccontano le decine di messaggi arrivati da chi ha lavorato lui, giovani e meno giovani, che ringraziano quello che considerano un maestro. “Mi è arrivata la lettera di un collega, di due pagine. Scritta solo per mio padre. È stato un grande maestro per queste persone. Mio padre non è mai tornato a casa dicendo “sai che quello ha fatto quella cosa perché gliel’ho insegnato io?“.

Tra meno di 48 ore probabilmente Vincenzo Garzillo potrà tornare a casa, per ricevere una degna sepoltura nel quartiere in cui ha conosciuto sua moglie, da ragazzo. Un rito che la famiglia vivrà con profonda riservatezza, chiedendo ai giornalisti di non presenziare. Le porte della casa della famiglia Garzillo si aprono solo per ricordare quanto l’uomo fosse legato al suo lavoro, alla sua squadra. Ma soprattutto alla moglie, ai figli e ai nipoti.

Appena saputa la notizia, il marito e il fratello di Fara sono andati a Suviana, dove c’è la centrale. Lei, invece, è rimasta a casa con i suoi tre figli anche se, racconta, avrebbe voluto l’opportunità di poter vedere suo padre un’ultima volta.

Quando abbiamo capito che si trattava di quella centrale, è stato uno schianto. L’abbiamo visto in tv. Il non sapere, l’attesa“. Inizialmente Vincenzo Garzillo era tra le persone disperse. Fara racconta di aver chiamato tutti gli ospedali, nella speranza che fosse lì, ferito. Invece suo padre è stato recuperato per ultimo, senza vita.  “Si è fatto conoscere come capitano di una squadra“, ripete Fara molte volte. “E come capitano è uscito“.

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