
Le grandi città europee raccontano storie di prosperità e crescita, ma anche di profonde disuguaglianze. Milano, Parigi, Atene e Madrid mostrano come centri economici e culturali possano convivere con periferie segnate da precarietà abitativa, difficoltà di accesso ai servizi e marginalizzazione sociale. Dalle banlieues parigine ai quartieri popolari milanesi, dai sobborghi ateniesi alle periferie madrilene, emerge un filo comune: lo sviluppo urbano spesso avanza più rapidamente del tessuto sociale, generando città “a due velocità” dove le opportunità non sono distribuite in modo equo. Analizzando redditi, accesso alla casa, trasporti e spazi pubblici, questo reportage dedicato a Milano inaugura una serie, parte del progetto Pulse, che offre uno sguardo comparato su come le periferie delle metropoli europee vivano una doppia realtà, tra ricchezza e fragilità.
Milano, città a due velocità
Milano è la capitale economica del Paese, polo della finanza, dell’innovazione e della moda. È la città che ospita un terzo delle multinazionali con sede in Italia e che – secondo i dati più recenti – nel 2023 ha generato un PIL pro capite di oltre 70mila euro, più del doppio della media nazionale. Ma questa immagine di prosperità rischia di diventare parziale se non addirittura fuorviante: sotto la superficie di grattacieli, coworking e start-up, si nasconde un tessuto periferico fatto di redditi bassi, edilizia popolare spesso in condizioni precarie e famiglie che faticano a sostenere le spese quotidiane.
Le disuguaglianze si leggono con chiarezza nei numeri. L’ultimo rapporto del MEF segnala che il reddito medio dichiarato a Milano è di circa 35.300 euro lordi, ma questa cifra nasconde uno squilibrio enorme. Nel CAP 20121, cioè in pieno centro (zona Duomo), la media sfiora i 94.400 euro, mentre a Quarto Oggiaro (20157) precipita a 18.500 euro. È un rapporto di cinque a uno che fotografa un divario strutturale.
Se ci si sposta in altre periferie storiche, lo scenario cambia poco. A Baggio e Muggiano i redditi si attestano attorno ai 23 mila euro. In Comasina o a Villapizzone siamo su valori simili, ben al di sotto della media cittadina. Si tratta di cifre che corrispondono a famiglie monoreddito che vivono in alloggi popolari, a giovani che non riescono a uscire dalla casa dei genitori e a pensionati che devono scegliere se pagare la bolletta o fare la spesa.
Il doppio volto di Milano si riflette anche nell’indice di Gini, che misura le disuguaglianze: la città raggiunge un valore di 0,54, tra i più alti d’Italia. Significa che i benefici della crescita non si distribuiscono equamente, ma si concentrano in una ristretta fascia di popolazione.