Storie Web giovedì, Febbraio 19
Migranti, la storia della nave Sea-Watch 3: fermi, respingimenti e ora il maxi-risarcimento dallo Stato

Il 12 giugno 2019 la Sea-Watch 3 soccorre migranti in difficoltà nel Mediterraneo centrale. Da quel momento comincia lo stallo: la nave resta giorni senza un porto di sbarco effettivo, mentre la politica alza il volume e il caso si trasforma in un confronto frontale tra la linea dei «porti chiusi» e il principio – giuridico prima ancora che umanitario – secondo cui il soccorso non finisce con il recupero a bordo, ma con l’approdo in un luogo sicuro.

Quando la tensione a bordo cresce, il fronte si sposta anche a Strasburgo. Viene chiesta alla Corte dei diritti dell’uomo una misura urgente per imporre lo sbarco, ma la Corte non ordina all’Italia di aprire immediatamente il porto con un provvedimento provvisorio. Il braccio di ferro, quindi, resta tutto politico e operativo.

L’ingresso in porto, lo scontro in banchina, l’arresto di Rackete

Il 29 giugno 2019 arriva la scena che farà il giro del mondo: la Sea-Watch 3 entra nel porto di Lampedusa. Nella manovra avviene il contatto con una motovedetta della Guardia di finanza. Carola Rackete viene arrestata: l’accusa più pesante, in quella fase, è la resistenza o violenza contro nave da guerra (oltre ad altre contestazioni connesse).

Ma c’è il colpo di scena. Il gip di Agrigento non convalida l’arresto pochi giorni dopo: è lo snodo in cui lo scontro politico comincia a trasformarsi in contenzioso giudiziario.

La Cassazione nel 2020 e l’archiviazione nel 2021

Nel 2020 la Cassazione (sentenza 6626/2020) consolida l’impianto per cui l’obbligo di soccorso include l’esigenza di portare le persone in un place of safety. Non è un dettaglio tecnico: è la cornice che rende molto più fragile l’idea di trasformare quella manovra in un reato «puro», ignorando il contesto di emergenza a bordo.

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