Storie Web giovedì, Febbraio 26

Il cloud sovrano è diventato uno dei terreni più sensibili della trasformazione digitale europea: assunto che ormai non fa (quasi) più notizia, tanta è l’attenzione che governi e grandi organizzazioni stanno dedicando allo studio di architetture in grado di ridurre la dipendenza tecnologica e supportare una maggiore centralità dei dati nelle strategie industriali. Tutte le principali piattaforme americane, da Amazon Web Services a Google Cloud per arrivare a Oracle, sono da tempo impegnate a declinare offerte “locali” o partnership con operatori nazionali per rispondere alle richieste di controllo e conformità che rispondono ai dettami della sovranità digitale. Un tema non certo nuovo anche per Microsoft, e non devono quindi stupire più di tanto gli annunci delle ultime ore della società di Redmond, votati non solo a garantire la residenza (sovrana) dei dati o specifici livelli di compliance ma ad assicurare continuità operativa, governance e capacità di calcolo anche in condizioni estreme, quando la connessione al cloud pubblico non è disponibile o deve essere intenzionalmente interrotta.

La sovranità come requisito strategico

Nel blog che ufficializza le novità in arrivo per Microsoft Sovereign Cloud, Douglas Phillips, President and Chief Technology Officer di Microsoft Specialized Clouds, inquadra l’ascesa della sovranità digitale a componente strategica con parole nette: “le organizzazioni stanno ripensando il modo in cui implementano infrastrutture critiche e capacità di intelligenza artificiale, in un contesto di aspettative regolatorie più stringenti e condizioni di rischio più elevate”. Non si tratta quindi più di un’opzione, ma di un requisito strutturale per imprese (soprattutto quelle attive in settori regolamentati) e pubbliche amministrazioni e l’approccio del gigante nordamericano punta per l’appunto ad azzerare la frammentazione architetturale, basandosi su un “pacchetto” di opzioni sovrane tra ambienti pubblici e privati. Il cuore di questo approccio è una logica “full stack” che integra infrastruttura, produttività e workload in cloud e (nelle intenzioni di Microsoft) consentire ai clienti di scegliere il livello di controllo più adatto a ciascun carico di lavoro, senza aumentare il rischio operativo. La fiducia delle aziende, sottolinea in proposito Phillips, si fonda sulla certezza che “i dati restano protetti, i controlli sono applicabili e le operazioni possono continuare in condizioni reali”. Ciò che segna questa nuova tornata di annunci è però l’estensione delle capacità di elaborazione dati anche ad ambienti completamente disconnessi, in cui (come si legge nel blog) “la connettività può essere intenzionalmente limitata e la continuità operativa diventa un imperativo di business”, in modo particolare per organizzazioni che operano sotto vincoli normativi stringenti e non possono permettersi interruzioni o vulnerabilità legate alla rete.

Le novità per Azure Local, Microsoft 365 e Foundry Local

Le nuove funzionalità di Sovereign Cloud si articolano su tre direttrici e riflettono la volontà di mettere a disposizione di aziende ed enti pubblici un modello coerente e convergente che standardizza governance e pratiche operative tra ambienti connessi, ibridi e disconnessi. La prima riguarda la disponibilità di Azure Local in modalità disconnessa: il vantaggio promesso alle imprese e le PA servite dal cloud di Microsoft, confermano da Redmond, è quella di poter abilitare anche senza connettività infrastrutture mission-critical in linea con la governance dettata dalle policy della piattaforma (Azure), ottimizzando la continuità operativa per ambienti sovrani e classificati. Gestione, policy ed esecuzione dei workload rimangono in buona sostanza all’interno degli ambienti controllati dal cliente permettendo ai servizi di continuare a funzionare in modo sicuro anche quando l’ambiente deve essere isolato o la rete non è disponibile. La seconda “new entry” è Microsoft 365 Local in versione disconnessa: grazie a questo upgrade, i workload chiave di produttività (Exchange Server, SharePoint Server e Skype for Business Server) possono operare interamente all’interno del perimetro sovrano del cliente su Azure Local, con supporto garantito almeno fino al 2035. L’obiettivo è mantenere la collaborazione e la comunicazione attive anche quando si è disconnessi dal cloud, assicurando che dati, accessi e compliance restino sotto il controllo diretto dell’organizzazione stessa. Il terzo annuncio è forse il più significativo in prospettiva: Foundry Local si arricchisce infatti di maggiori capacità infrastrutturali e (soprattutto) del supporto a grandi modelli di intelligenza artificiale in ambienti sovrani completamente disconnessi. Grazie alla nuova generazione di hardware assicurata da partner come Nvidia, oggi Microsoft è in grado di abilitare l’esecuzione locale di modelli multimodali sui sistemi del cliente, portando capacità avanzate di inferenza AI all’interno di rigorosi confini sovrani e in ambienti anche completamente disconnessi. Phillips parla non a caso di “un’esperienza full stack realmente localizzata”, totalmente scalabile al crescere delle esigenze di inferenza, e quindi della capacità dei modelli di intelligenza artificiale addestrati di applicare le conoscenze acquisite a nuovi dati per prendere decisioni o generare contenuti in tempo reale.

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