Storie Web domenica, Gennaio 18
Mercosur, il dossier di Fdi: «Firma prematura, reciprocità è condizione irrinunciabile per non danneggiare il mondo agricolo»

Firmare l’accordo Ue-Mercosur è «prematuro». Un dossier riservato del centro studi di Fratelli d’Italia distribuito a deputati e senatori mette nero su bianco le ragioni per cui l’Italia chiede il rinvio della sigla, per il momento prevista sabato.

«Una condizione per noi irrinunciabile e che, attualmente, non viene garantita ancora dall’impianto complessivo dell’intesa – spiega il documento – è la reciprocità. Gli agricoltori europei sono soggetti a molte regole ed è necessario che i prodotti in ingresso dall’estero nella cornice di simili accordi – tutti, non solo con il Mercosur – debbano rispettare le medesime regole per diversi motivi: sia per non arretrare nella tutela del consumatore, per cui tali regole sono state create, sia per non creare una discriminazione tra prodotti europei (che dovremmo tutelare) ed esteri».

La richiesta di rinvio avanzata dalla premier, Giorgia Meloni, in un faccia a faccia già dopo la cena dei leader europei a Berlino di lunedì scorso (si veda Il Sole 24 Ore di mercoledì), non deriva «da una contrarietà complessiva al testo», ma da «questioni ben specifiche». L’Italia, si spiega, è uno Stato esportatore e l’Esecutivo è ben consapevole dei vantaggi legati agli accordi di libero scambio, «ma è altrettanto consapevole che quei vantaggi non possono essere benefici se portano con sé anche penalizzazioni importanti per alcuni settori».

Le misure introdotte nell’accordo su input dell’Italia, secondo il dossier, sono passi avanti degni di nota: un meccanismo specifico di salvaguardia, un fondo adeguato di compensazione a cui attingere in caso di necessità e un significativo rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. Si tratta «di misure presentate, ma non del tutto finalizzate». Mentre bisogna scongiurare in ogni modo, ad esempio, l’arrivo di «carni di animali allevati con l’utilizzo di antibiotici o con mangimi o foraggi coltivati con fitofarmaci da noi considerati dannosi per la salute degli animali e dell’uomo, così come l’ingresso di prodotti agricoli coltivati con fitofarmaci il cui uso non è consentito in Europa.

Da qui il “no” alla firma immediata. Anche se, si specifica, a differenza della Francia, «l’Italia non ha una posizione oltranzista per il no, ma è orientata a un sì condizionato. Condizionato soprattutto all’inclusione del principio di reciprocità con clausole a specchio, a garanzia di quel mondo agricolo che rappresenta una componente centrale della nostra economia, della società e del tessuto produttivo».

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