Le piattaforme dei social media sono diventate un’infrastruttura essenziale per la comunicazione politica nelle democrazie contemporanee. Nel febbraio 2021, il “peso massimo” dei social Meta ha annunciato che avrebbe ridotto la distribuzione di contenuti politici nei feed di notizie degli utenti, attuando questa linea a livello globale entro luglio 2022, per poi tornare alla strategia originaria e invertire la rotta nel gennaio 2025. Nonostante l’importanza di questi cambiamenti per la comunicazione democratica, nessuna ricerca indipendente ha quantificato i loro effetti sui funzionari eletti. Lo ha fatto il professor Fabio Giglietto, in un report pubblicato il 7 gennaio, dall’Università di Urbino. La conclusione è che questo cambiamento di impostazione è risultato meno efficace proprio contro gli estremisti, portatori spesso di messaggi anti europeisti, ovvero proprio il filone che intendeva colpire e frenare. Il rapporto mette sotto esame la politica di riduzione dei contenuti politici di Meta utilizzando un “bagaglio” di dati di oltre 2,5 milioni di post su Facebook pubblicati da parlamentari italiani, politici di spicco e account di estremisti politici nel periodo 2021-2025.
Le proposte di legge all’esame della Camera
In parlamento sta maturando una spinta bipartisan per affrontare la questione. Due proposte di legge (A.C. 1765, A.C. 1788) in corso di esame in Commissione in sede Referente alle Commissioni Riunite VII Cultura e IX Trasporti della Camera, primi firmatari Sara Kelany (Fdi) e Marco Furfaro (Pd) stanno cercando di capire come intervenire a livello normativo su sistema che non contiene ma rischia di dare voce agli estremisti. L’obiettivo è porre un argine alle pratiche di manipolazione, alterazione e censura della visibilità dei contenuti a carattere sociale e politico che minano i principi costituzionali di libera manifestazione del pensiero, trasparenza e non discriminazione. A tal fine, la proposte introducono obblighi di trasparenza e di parità di trattamento nella gestione di notizie e profili di rilevanza sociale e politica cui devono attenersi i proprietari, i gestori e gli intermediari delle piattaforme digitali e delle reti sociali telematiche. La disciplina recata dalle proposte di legge si applica alle piattaforme digitali e alle reti sociali telematiche che hanno un numero medio mensile di utenti, anche non attivi, pari o superiore a centocinquantamila unità, nonché agli intermediari che ivi operano.
Gli “estremisti”
La categoria “Estremisti” comprende pagine Facebook italiane e personaggi pubblici caratterizzati principalmente da narrazioni anti-establishment, critiche ai media mainstream e ai personaggi pubblici, e scetticismo nei confronti dei vaccini e delle politiche sanitarie. Operando all’interno di un ecosistema mediatico non mainstream, questi account forniscono un feed curato di controinformazione, commenti alle notizie e contenuti sullo stile di vita. Sebbene siano presenti l’euroscetticismo e le critiche alla politica estera occidentale, i temi dominanti sono incentrati sulla sfiducia nelle istituzioni, le critiche al vaccino contro il Covid e l’opposizione alle narrazioni percepite come elitarie. Gli account coprono tutto lo spettro politico, con contenuti di destra, estrema destra ed estrema sinistra. Questo elenco è stato ricavato da una ricerca indipendente sulla trasparenza delle piattaforme e non è stato compilato dall’autore per questo studio. Il materiale è composto da 2.529.933 post su 901 account, che coprono 256 settimane complete dal 3 gennaio 2021 al 23 novembre 2025, un arco temporale dove gli appuntamenti elettorali, in Italia e a livello europeo, non sono mancati. Ciò rappresenta circa cinque anni di attività su Facebook.
I risultati documentano una riduzione del 72% della portata media dei membri del Parlamento rieletti, che è passata da circa 53.000 visualizzazioni per post prima dell’introduzione della nuova politica a 15.000 nel momento di minimo. Sebbene la revoca della politica da parte di Meta nel gennaio 2025 abbia prodotto un significativo rimbalzo, la portata post-revoca è tornata solo al 65% dei livelli pre-politica. Una verifica di robustezza rivela effetti asimmetrici: mentre i politici cosiddetti “mainstream” hanno subito sostanziali perdite di visibilità, l’aumento della frequenza dei post degli account estremisti ha più che compensato il modesto calo per post, determinando un aumento della portata settimanale totale durante il periodo di applicazione della politica. Questi risultati, rileva il report, mettono in luce significative carenze di trasparenza nella comunicazione della politica di Meta.
Gli effetti della policy di Meta
La policy di Meta sulla riduzione dei contenuti politici è stata applicata «in modo continuativo durante un ciclo elettorale quasi ininterrotto», dalle politiche del 2022 alle europee del 2024, fino alle elezioni amministrative. Gli effetti risultano profondamente asimmetrici: fino al 2023, a fronte di un calo minimo della visibilità per gli account estremisti del 3,6%, i politici istituzionali hanno perso in media circa il 43%. E Il confronto con il 2021 è ancora più netto: i parlamentari perdono il 73,4% della visibilità, mentre gli estremisti crescono del 13,6%.